Tre mesi dopo l’esplosione, i bambini di Beirut affrontano fame, traumi e abbandono scolastico

Tre mesi dopo l’esplosione, i bambini di Beirut affrontano fame, traumi e abbandono scolastico

Tre mesi dopo l’esplosione che ha devastato il porto di Beirut e ha provocato circa 190 morti ed oltre 6.500 feriti, i bambini, e soprattutto bambine e adolescenti, sono esposti ad abusi, violenza e fame, così come all’abbandono scolastico e ai danni legati allo stress post-traumatico. Plan International, organizzazione umanitaria che lavora per i diritti dei bambini e la promozione dell’uguaglianza, avverte che tutte queste condizioni mettono a rischio il loro sviluppo e limitano le loro opportunità future.

In base alle cifre pubblicate dalle Nazioni Unite, approssimatamente 100.000 bambini e bambine sono stati colpiti dall’esplosione mentre circa 600.000 hanno vissuto alcun tipo di trauma psicologico e hanno bisogno di assistenza psicosociale. Per centinaia di loro, il rischio di soffrire gli effetti secondari dello stress post-traumatico è ancora maggiore perché sono stati allontanati dalle loro case e separati dai genitori.

“Migliaia di bambini a Beirut affrontano problemi psicologici, instabilità emotiva e stress post-traumatico non solo come conseguenza della devastante esplosione, ma anche a causa di altri problemi cui le famiglie devono far fronte, come la crisi economica che il Paese stava attraversando e la pandemia, la quale ha solo contribuito ad aggravare le situazioni preesistenti di vulnerabilità. Dobbiamo continuare ad offrire in maniera urgente l’assistenza psicosociale di cui hanno bisogno per evitare gravi conseguenze nello sviluppo dei bambini”, ha dichiarato Concha López, Presidente di Plan International Italia.

I bambini e le loro famiglie stanno vivendo enorme disagi i quali si traducono in cambiamenti del comportamento, come rivela la ricerca “Benessere psicosociale di ragazze e ragazzi dopo l’esplosione di Beirut”, preparata da Plan International e dall’organizzazione Right To Play (Diritto al gioco) in Libano. Con i servizi sanitari che lavorano a pieno regime a causa del coronavirus, corriamo il rischio che le adolescenti e le giovani abbiano difficoltà ad accedere ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, in particolare le ragazze incinta.

Molte famiglie non hanno mezzi di sussistenza ed hanno perso la casa e il lavoro. Tutto ciò, unito all’aumento dei prezzi dei materiali scolastici derivante dalla crisi economica che attraversa il Paese, rende praticamente impossibile per migliaia di bambini ed adolescenti l’accesso ai dispositivi elettronici necessari per continuare a studiare a distanza. Inoltre, 163 scuole pubbliche e private sono state colpite dall’esplosione e richiedono urgenti interventi di riabilitazione, riparazione e sostituzione di personale e attrezzature, con un impatto negativo sulla capacità delle stesse di dar continuità alle lezioni per almeno 85.000 studenti.

Assistenza psicosociale per i bambini e le famiglie

In risposta all’emergenza in Libano, Plan International sviluppa attività finalizzate a migliorare la situazione economica, sociale e di protezione di 1.000 famiglie residenti nella zona più colpita di Beirut, con particolare attenzione ai bisogni di bambine, bambini e adolescenti, soprattutto  coloro che si trovano in ospedale o in centri di accoglienza temporanei.

Inoltre, l’organizzazione sta distribuendo kit d’igiene a 1.200 famiglie; offrendo sostegno psicosociale a 300 ragazze e adolescenti; impartendo sessioni di sensibilizzazione su pratiche d’igiene, protezione e cura dei bambini ad almeno 1.000 genitori e tutori ed organizzando attività ludico-ricreative e per 750 bambine, bambini ed adolescenti di età compresa tra i 6 e i 15 anni.

L’istruzione delle ragazze è in pericolo

Plan International avverte che, in tutto il mondo, la pandemia sta mettendo a repentaglio i progressi compiuti nel diritto all’istruzione di bambine ed adolescenti, le quali sono più esposte al matrimonio precoce o alla gravidanza adolescenziale, soprattutto quando sono costrette ad abbandonare la scuola.

Prima della pandemia, 130 milioni di ragazze in tutto il mondo non andavano a scuola e quest’anno, circa 11 milioni rischiano di abbandonare definitivamente gli studi a causa del COVID-19. Si stima che come risultato della crisi economica globale, nei prossimi 10 anni potrebbero celebrarsi circa 13 milioni di matrimoni infantili in più rispetto alle cifre attuali.

L’interruzione delle lezioni non solo influenza negativamente il percorso formativo di bambine e ragazze, ma contribuisce alla perdita d’accesso ai servizi essenziali di protezione contro la violenza di genere, i matrimoni precoci e i diritti sessuali e riproduttivi.

Per aumentare la visibilità di queste problematiche e allertare sull’importanza di mantenere i progressi fatti nel campo dell’istruzione delle bambine e delle ragazze, Plan International ha lanciato la seconda fase della sua campagna Girls in Crisis, con l’obiettivo di invitare i governi a prendere in considerazione i bisogni specifici di bambine e ragazze nella progettazione degli interventi educativi in situazioni di emergenza.

Attraverso questa campagna, Plan International difende l’educazione come strategia fondamentale per porre fine alle disuguaglianze di cui le bambine e le ragazze sono vittime, garantire i loro diritti e dar loro la possibilità di realizzare il loro potenziale affinchè possano migliorare le loro opportunità di vita future.

PER SOSTENERE LA POPOLAZIONE COLPITA:

Banco BPM >IBAN: IT 37 J 05034 34073 000000002011

UniCredit Banca > IBAN: IT 57 X 02008 01600 000102081201

Versamento in C/C postale Nr: 1008258459 intestato a Plan Italia Onlus

Per ulteriori informazioni:

Francesca Mondello, Consulente di Comunicazione, E-mail: comunicazione@plan-international.org,  Telefono:  +39 039 6848701

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