Nel distretto di Panda, nella provincia di Inhambane, in Mozambico, non piove da oltre due anni. I campi sono aridi e il terreno ridotto a sabbia. La prolungata siccità implica che ci sia poca acqua disponibile e che, quella che si trova, deve essere usata per i raccolti, il bestiame e per coprire le necessità delle persone che vivono nella zona.
Nel paese la malnutrizione è così diffusa che colpisce quasi un bambino su due di età inferiore ai 5 anni. Il Mozambico è uno dei paesi più vulnerabili in Africa poiché è regolarmente colpito da inondazioni, cicloni e siccità. Adesso per il COVID-19 le scuole sono state chiuse e così é svanita la speranza, per i bambini più vulnerabili, di ricevere almeno un pasto nutriente al giorno.
Cloidia, 13 anni, vive in una piccola città in preda alla siccità. Ha tre fratelli minori ed è responsabile di prendersi cura di loro e di occuparsi delle faccende domestiche mentre sua madre lavora. Ogni giorno cammina da sola per tre ore sotto il sole cocente, tenendo in equilibrio un contenitore d’acqua da 25 litri sulla testa.
“Quando hanno chiuso la scuola, mia madre iniziò a lavorare come collaboratrice domestica pur di poter comprare da mangiare. Mentre lei è via, mi occupo della casa e dei miei fratelli perchè loro sono ancora piccoli e mia nonna, che vive con noi, è troppo anziana per lavorare. Adesso che non mangio a scuola, sembra tutto difficile, perché ho sempre fame. Devo svegliarmi presto per pulire la casa, andare a prendere l’acqua, cucinare e fare il bagno ai miei fratelli” dice.
In situazioni di emergenza – come è il caso di una siccità – la vulnerabilità delle famiglia monoparentali è estrema, soprattutto nelle comunità più povere che non ricevono alcun tipo di assistenza finanziaria. Nel caso in cui il capofamiglia sia una donna, la situazione si complica ulteriormente perché le donne hanno meno probabilità di finire gli studi e, nella maggioranza dei casi, non hanno un lavoro nè un reddito fisso. Queste famiglie, in situazioni di crisi, sono esposte e terribili tensioni economiche e l’impatto maggiore lo subiscono le ragazze che di solito sono responsabili di prendersi cura dei bisogni della loro famiglia, del cibo e di andare in cerca dell’acqua.
“A causa del coronavirus non abbiamo abbastanza soldi per comprare da mangiare perchè i prezzi sono aumentati in maniera esorbitante. Mangio solo una volta al giorno, la sera, quando mia madre torna a casa. Quando le scuole erano aperte mangiavo due volte perché lì almeno ci davano il porridge. Mi piacerebbe che la scuola riaprisse per poter mangiare di più”, dice Cloidia.
Plan International gestisce un progetto d’emergenza per migliorare la nutrizione in 27 scuole elementari del distretto di Panda, ma da quando i centri scolastici sono stati chiusi a causa del COVID-19 anche quest’attività è stata interrotta e gli oltre 5000 bambini che se ne beneficiavano, negli ultimi 6 mesi, sono stati esposti a una grave insicurezza alimentare.
Per far fronte a questa doppia emergenza, come alternativa, stiamo distribuendo la farina di soia che sarebbe stata utilizzata nelle scuole, alle famiglie con bambini in età scolare che ricevevano i pasti in mensa.

Ariette, 25 anni, madre di tre figli, è estremamente grata per il sostegno ricevuto. “Anche se ho molte bocche da sfamare, la farina che mi è stata consegnata mi aiuterà a preparare qualcosa di diverso dalla manioca. Grazie a questo aiuto potremo variare un poco l’alimentazione e i bambini potranno mangiare due volte al giorno anzichè una. Spero di ricevere altri aiuti da organizzazioni come Plan perché non piove da due anni e probabilmente ci aspettano ancora molti altri mesi di siccità”, aggiunge.
Ariette vive nel distretto di Panda sin da quando si è sposata, 8 anni fa, ed adesso è in attesa del suo quarto figlio. Vive in una famiglia con altre 11 persone, otto delle quali sono bambini di età inferiore ai 10 anni, la maggior parte dei quali si è beneficiato dei pasti scolastici forniti da Plan International.
