Nella lotta al virus, una delle grandi sfide è garantire che tutti abbiano accesso a informazioni affidabili e corrette sul COVID-19 e su come prevenirlo. Con la disinformazione e le fake news che invadono Internet e i villaggi, può essere difficile per molte persone sapere cosa è vero e cosa non lo è.
Per aiutare le comunità in Laos ad avere una corretta comprensione del virus, dei suoi sintomi e di dove cercare aiuto nel caso in cui fosse necessario, Plan International ha sviluppato una serie di messaggi chiave ed ha prodotto una campagna radiofonica da trasmettere in tutto il paese.
Con il finanziamento della Rete START, abbiamo organizzato una consulta giovanile virtuale con ragazze e ragazzi di due province del Laos. Le discussioni realizzate hanno messo in evidenza le preoccupazioni dei giovani riguardo al virus. Queste ultime sono state utilizzate per sviluppare una serie di messaggi. Abbiamo anche chiesto loro di valutare quali fossero i principali canali di comunicazione a cui avevano accesso ed i ragazzi intervistati hanno detto che la radio e Internet erano le loro principali fonti di informazione.
In seguito, in collaborazione con Care International e il Centro di Comunicazione per l’Educazione e la Salute, abbiamo sviluppato quattro diversi spot radiofonici in sei lingue locali che sono stati trasmessi da tre stazioni radio provinciali più di 500 volte.
Gli spot includono informazioni su come identificare i sintomi del COVID-19, le misure preventive che possono essere adottate per ridurne la diffusione e i numeri verdi dove le persone possono segnalare casi di violenza e abuso durante la quarantena.
Bee, 22 anni, prima di ascoltare uno dei nostri spot non sapeva bene a cosa credere di tutto quello che ascoltava o leggeva sul coronavirus: “Ho ricevuto informazioni da diverse fonti, come i social media, ma non mi era chiaro quali fossero i sintomi esatti del COVID-19, quanto fosse pericoloso e dove cercare aiuto nel caso in cui ne avessi bisogno.”
“Quando il governo ha annunciato il lockdown, ero preoccupata, non sapevo come proteggermi né come proteggere gli altri. La pandemia ha avuto un impatto sulla mia salute mentale perché la quarantena influisce negativamente sulla mia vita quotidiana e sul mio lavoro”, spiega.
“Insieme al mio ragazzo gestiamo un piccolo negozio di fotografia. Forniamo vari tipi di servizi fotografici, comprese le foto ai matrimoni o battesimi. Il negozio è rimasto chiuso per due mesi e abbiamo perso circa 4.500 dollari. Normalmente, ogni mese, effettuiamo servizi in almeno cinque eventi. Alla perdita di ingressi dobbiamo anche aggiungere il fatto che abbiamo dovuto pagare di più per comprare da mangiare ed i materiali per l’igiene, come mascherine e gel alcolici per la famiglia”.

Anche la nonna di Bee, Thone di 81 anni, condivide le sue stesse preoccupazioni: “In tutta la mia vita non avevo mai sentito parlare nè visto nulla di simile. La pandemia è veramente spaventosa soprattutto per i bambini e per gli anziani come me.”
“Ho ascoltato i messaggi alla radio e sentito parlare molto del COVID-19 ma non avevo capito bene, non sapevo come proteggermi. Bee ha condiviso moltissime informazioni con me e mi ha spiegato tutto. Penso sia possibile proteggerci ma dobbiamo impegnarci tutti…proteggerci tutti insieme”.
Bee spera che, man mano che le restrizioni sulla libertà di movimento vengano rimosse, la vita possa tornare alla normalità. “Da oggi abbiamo il permesso di riaprire il nostro negozio ma con il lockdown tutti gli eventi sono stati cancellati: inoltre da luglio a ottobre è la Quaresima buddista periodo nel quale non è permesso celebrare matrimoni…e senza matrimoni, non avremo lavoro e nemmeno un reddito sul quale contare”.
Oltre alle trasmissioni radiofoniche, Plan International ha anche prodotto tre video animati in diverse lingue per la sua diffusione sui social media con l’obiettivo di raggiungere il pubblico più vasto possibile.
“Se dovessi dare un punteggio alla mia paura del COVID-19 prima di ricevere queste informazioni, la valuterei con un cinque su cinque. Penso che molte persone si sentissero come me, perché non sapevamo come comportarci. Il virus è pericoloso e non esiste ancora un vaccino, ma possiamo proteggerci seguendo scrupolosamente i consigli sull’igiene e sulla distanza di sicurezza”, conclude Bee.
