Un sondaggio globale rivela che abusi e molestie allontanano le ragazze da Facebook, Instagram e Twitter

Un sondaggio globale rivela che abusi e molestie allontanano le ragazze da Facebook, Instagram e Twitter

Il più grande sondaggio mai realizzato sulla violenza online mostra che una ragazza su cinque (19%) ha abbandonato o ridotto in modo significativo l’uso di almeno una delle piattaforme di social media dopo essere stata molestata, mentre una ragazza su dieci (12%) ha cambiato il modo in cui si esprime.

Ragazze e giovani donne in tutto il mondo chiedono un’azione urgente ai principali social media dopo che un sondaggio storico ha rivelato che più della metà (58%) delle intervistate è stata molestata o maltrattata online.

Gli attacchi sono più comuni su Facebook, dove il 39% dichiara di aver subito molestie, ma si verificano su tutte le piattaforme tra cui Instagram (23%), WhatsApp (14%), Snapchat (10%), Twitter (9%) e TikTok (6%).

La ricerca di Plan International, una delle principali organizzazioni globali per la protezione dei diritti delle ragazze, si basa su una serie di interviste e su un sondaggio realizzato a 14.000 ragazze di età compresa tra 15 e 25 anni in 22 paesi, tra cui Brasile, Benin, Stati Uniti e India.

Lo studio, il più esteso nel suo genere, ha rilevato che le ragazze che utilizzano i social media in paesi a basso ed alto reddito sono regolarmente sottoposte a messaggi espliciti, foto pornografiche, cyberstalking e altre forme angoscianti di abuso. Inoltre è emerso che i meccanismi disponibili per denunciare questi casi di aggressione online sono assolutamente inefficaci per fermare sia il fenomeno che gli aggressori.

La violenza online ha costretto quasi una ragazza su cinque (19%) a interrompere o ridurre in modo significativo l’utilizzo della piattaforma su cui è avvenuta la molestia, ed oltre una ragazza su dieci (12%), come conseguenza di un abuso, ha cambiato il modo in cui si esprime.

Questi maltrattamenti su internet danneggiano la vita delle ragazze anche quando non sono connesse. Una su cinque (22%) ha ammesso di aver temuto per la propria incolumità fisica o per quella di un amico, mentre il 44% afferma che i social media dovrebbero fare di più per proteggerle.

Anne-Birgitte Albrectsen, CEO di Plan International, ha dichiarato: “Sebbene i dati della ricerca siano stati raccolti intervistando ragazze che vivono in paesi e in realtà molto diverse, le esperienze di discriminazione e molestie che condividono sono molto simili.

“Nonostante gli attacchi non siano fisici, molto spesso sono minacciosi, incessanti e limitano significativamente la libertà di espressione delle ragazze. In un mondo sempre più digitale, dover escludere le ragazze dagli spazi online pur di mantenere la loro sicurezza é assolutamente deprimente perchè danneggia la loro capacità di esprimersi, essere ascoltate e rappresentate in maniera giusta ed equa sui mezzi di comunicazione”.

“Purtroppo le ragazze vengono lasciate sole ad affrontare la violenza online con profonde conseguenze sulla loro fiducia in sé stesse e la loro salute mentale. Con il COVID-19 che ci obbliga a stare sempre più tempo connessi e il miglioramento dell’accesso a Internet in tutto il mondo, è importante che le piattaforme digitali facciano uno sforzo per proteggere i loro utenti”.

Il 59% delle ragazze maltrattate ha segnalato come molestia più comune un linguaggio offensivo seguito da commenti finalizzati a umiliarle e farle sentire in imbarazzo (41%) a farle vergognare del proprio corpo e minacce di violenza sessuale (entrambi 39%).

Oltre un terzo (37%) delle ragazze che appartengono a una minoranza etnica e che hanno subito abusi afferma di essere stata presa di mira a causa della loro razza o etnia, mentre più della metà (56%) di coloro che si identificano come LGBTIQ+ afferma di essere stata molestata per la sua identità di genere o orientamento sessuale.

Il rapporto – intitolato “Free to be online? Esperienze di molestie online di ragazze e giovani donne” evidenzia che i social media costituiscono una parte importante della vita dei giovani e che sono ampiamente utilizzati per l’intrattenimento, l’attivismo, per studiare e per restare in contatto con famiglia ed amici.

Tre quarti (74%) delle ragazze afferma di pubblicare contenuti frequentemente o molto frequentemente e le interviste confermano che, a causa del COVID-19, il poter mantenere una presenza online è ancora più importante.

Così come dichiarato da una ragazza diciottenne del Nepal: “I social media sono molto importanti oggi giorno, spesso li uso per tre o quattro ore al giorno”.

Queste circostanze espongono le ragazze a nuove forme di abuso, con il 50% delle intervistate che dichiarano che le molestie online sono più comuni delle molestie per strada.

Una giovane donna del Sudan, di 20 anni, descrivendo la sua esperienza sui social media ha detto: “Ricevevo molti messaggi da ragazzi che mi chiedevano di inviare nudi o mi ricattavano dicendo che avrebbero modificato e pubblicato foto mie su pagine porno se non avessi fatto quello che mi chiedevano. Altre volte semplicemente mi dicevano parolaccie e mi insultavano. Onestamente era orribile.”

Sebbene una ragazza su tre (35%) abbia denunciato chi la molestava, gli abusi persistono perché i responsabili possono creare nuovi account. Inoltre prima che venga intrapresa un’azione legale contro un molestatore, un numero significativo di persone deve denunciare abusi o segnalare i contenuti illegali che vengono pubblicati dal suo profilo.

Un’altra ragazza dell’Ecuador, di 17 anni, ha dichiarato: “Lo bloccherei volentieri ma so che creerebbe nuovi profili e continuerebbe a perseguirmi con foto mie scattate a mia insaputa”.

Le molestie mettono a dura prova la salute mentale delle ragazze, con il 39% delle intervistate che afferma che riduce la loro autostima, il 38% che crea stress mentale ed emotivo e il 18% che dichiara che può incluso causare problemi a scuola.

La ricerca è stata condotta nell’ambito di Girls Get Equal, la campagna globale di Plan International che rivendica la parità di potere, libertà e rappresentanza per ragazze e giovani donne in ogni ambito della società. 

Come parte della campagna, ragazze di tutto il mondo hanno scritto una lettera aperta a Facebook, Instagram, TikTok e Twitter invitando le piattaforme a creare meccanismi più solidi ed efficaci per denunciare abusi e molestie.

Plan International chiede inoltre ai governi di tutto il mondo di mettere in atto leggi specifiche per gestire i casi di violenza di genere online e garantire alle vittime l’accesso alla giustizia.

Per leggere la sintesi del rapporto “Free to be online?” fai clic qui

Per ulteriori informazioni:

Francesca Mondello, Consulente di Comunicazione, E-mail: comunicazione@plan-international.org,  Telefono:  +39 039 6848701

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