Pochi progressi: In Sudan il COVID-19 e la crisi economica rallentano l’attuazione della legge che vieta la mutilazione genitale femminile

Pochi progressi: In Sudan il COVID-19 e la crisi economica rallentano l’attuazione della legge che vieta la mutilazione genitale femminile

Di Mwape Mulumbi (Responsabile dei programmi di Plan International Sudan) e Naila Abushora (Direttore di Alleanze Strategiche di Plan International Sudan)

Quando il nuovo governo del Sudan ha decretato il divieto della mutilazione genitale femminile (MGF) era chiaro che questa pratica tradizionale non sarebbe scomparsa dall’oggi al domani, ma il ritmo di attuazione della legge continua ad essere molto più lento del previsto a causa della pandemia che ha limitato in maniera significativa la partecipazione della comunità, e dei problemi economici per i quali il Governo si è visto incapace di provvedere le risorse umane e finanziarie necessarie.

Nell’anno successivo alla ratifica della legge, l’unico grande passo avanti è stato la formazione di una Task Force nazionale per lavorare su una strategia: Paving the road to end FGM 2020-2030 (Spianiamo la strada per porre fine alla MGF). Così come indicato nella bozza della strategia, il governo spera di ridurre la pratica della MGF del 15% entro il 2025 e di sradicarla completamente per le ragazze di età compresa tra 0 e 14 anni entro il 2030. Per raggiungere questi obiettivi, si migliorerà la disponibilità e la qualità dei dati statistici, si rafforzeranno i meccanismi di coordinamento e gli sforzi a livello nazionale e si incrementerà il bilancio destinato a tal fine.

Le intenzioni e l’impegno dichiarato nella nuova strategia sono ammirevoli e in parte, già da tempo, i difensori dei diritti delle donne e dei bambini, la società civile, le parti interessate e le organizzazioni come Plan International hanno iniziato a  lavorare in questa direzione. Negli ultimi anni, i nostri sforzi di sensibilizzazione sono stati determinanti nel cambiare gli atteggiamenti della comunità così come dei leader religiosi e politici. Come risultato del nostro lavoro, sono state organizzate varie azioni collettive per dichiarare la fine della MGF come è il caso di svariate dichiarazioni pubbliche, eventi, opere di teatro e concerti. Anche le associazioni giovanili sono state molto attive e hanno svolto un ruolo importante nella denuncia della pratica e nella richiesta di un cambiamento duraturo, attraverso dialoghi e dibattiti con la popolazione.

Ma la pandemia ha frenato bruscamente queste iniziative. Nonostante la comunità si fosse mostrata particolarmente ricettiva all’idea di porre fine alla MGF, i lockdown e le misure di distanziamento sociale hanno interrotto il normale svolgimento delle attività con un conseguente impatto negativo sulla protezione delle ragazze e delle giovani donne.

La pandemia ha anche in gran parte sconvolto l’economia del paese, con un aumento dei prezzi delle materie prime, il calo del commercio, la diminuzione del volume degli investimenti, dei viaggi e dei flussi finanziari. Chiaramente, la crisi sanitaria ed economica rallenta in maniera significativa l’esecuzione di quanto era stato pianificato per porre fine alla MGF e, senza le risorse finanziarie né i meccanismi adeguati per sostenere gli sforzi nazionali in questa direzione, il quadro di monitoraggio e valutazione, gli interventi per rafforzare il sistema e le capacità statistiche del paese, l’allineamento con altre politiche pubbliche, le strategie di comunicazione e l’impegno collettivo dei movimenti sociali e giovanili potrebbero rimanere solo parole sulla carta, almeno per il momento.

Allo stato attuale è molto difficile quantificare la diffusione della MGF in Sudan e non si sa ancora se gli sforzi realizzati finora siano stati efficaci ed abbiano dato frutti. Questo perché le ultime statistiche disponibili nel paese sono del 2014 e sono necessari dati aggiornati e affidabili per prendere decisioni adeguate. In base a quest’informazione datata, sappiamo che l’86,6% delle ragazze e delle giovani donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni (87,2% nelle zone rurali e 85,5% nelle aree urbane) hanno subito la MGF.

Nonostante le sfide esistenti, Plan International riconosce e celebra gli sforzi mostrati dalle comunità, dai leader religiosi e dal governo del Sudan per porre fine a questa usanza e l’organizzazione ribadisce il suo impegno per garantire e proteggere i diritti di ragazze, donne e bambini. Sebbene il ritmo di attuazione della legge sia più lento del previsto, consideriamo che, attraverso un’appropriata allocazione delle risorse, chiari meccanismi di responsabilità e monitoraggio e campagne nazionali di sensibilizzazione orientate a incentivare un nuevo comportamento della popolazione, la mutilazione genitale femminile potrà essere eliminata per sempre dal paese.

Per ulteriori informazioni:

Francesca Mondello, Consulente di Comunicazione, E-mail: comunicazione@plan-international.org,  Telefono:  +39 039 6848701

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