molestie online: milioni di ragazze e adolescenti non sono libere di esprimersi sulle reti sociali

molestie online: milioni di ragazze e adolescenti non sono libere di esprimersi sulle reti sociali

Articolo di Concha López, Direttore Generale di Plan International

Minacce di violenza, insulti, messaggi offensivi e dispregiativi, immagini di contenuto sessuale, commenti discriminatori e umilianti, prese in giro e attacchi dovuti al loro aspetto fisico… Nel mondo, il 58% di ragazze, adolescenti e giovani subisce questo tipo di molestie sui social media quasi quotidianamente.

Dall’Australia al Cile, passando per Spagna, India, Brasile, Nepal o Benin, le ragazze si stanno rassegnando ad accettare queste forme di violenza come una parte normale della loro vita online. Una su cinque, dopo aver subito molestie, ha rinunciato o ridotto in modo significativo l’uso dei social media mentre una su dieci è stata costretta a cambiare il proprio modo di esprimersi per evitare eventuali molestie. Migliaia di loro, come conseguenza di un comportamento aggressivo da parte di un altro utente, hanno manifestato depressione, problemi di autostima o hanno compiuto atti di autolesionismo.  

I social media stanno diventando un luogo sempre più insicuro per le ragazze, che sentono di  essere molto esposte alla violenza online e che non sanno a chi rivolgersi o come fare per affrontarla. Inoltre, nonostante una su tre denunci gli aggressori, le molestie persistono. La violenza online è un problema in aumento e con un numero crescente di vittime.

Il rapporto “Free To Be Online“, che Plan International ha presentato in occasione della Giornata Internazionale delle Bambine, lo scorso 11 ottobre, è la più grande indagine sulla violenza online contro ragazze e adolescenti e raccoglie le esperienze di molestie sui social network di oltre 14.000 giovani di 22 paesi.

Nell’anno in cui si celebra il 25° anniversario della Conferenza Mondiale di Pechino e della Dichiarazione per i diritti delle donne, che ha dichiarato “essenziale che le donne non solo si beneficino della tecnologia, ma partecipino anche nella sua creazione” e cinque anni dopo l’approvazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile della ONU che invitano a “migliorare l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per promuovere l’empowerment delle donne”, i diritti e le libertà delle ragazze in ambito digitale ancora non vengono garantiti.

La violenza è una maniera per mettere a tacere le ragazze, violare la loro libertà d’espressione e limitare il loro diritto ad esprimersi ed essere se stesse. Come accade nel mondo offline, per strada o negli spazi decisionali, su Internet le ragazze subiscono una doppia discriminazione in base al sesso e all’età, e gli attacchi che subiscono sono ancora più gravi quando le utenti esprimono le loro opinioni politiche o nel caso i cui si tratti di ragazze disabili, di una etnia diversa o LGTBIQ+. I dati sono agghiaccianti e parlano da soli: il 42% delle ragazze LGTBIQ+ dichiara di essere vittima di molestie online a causa del proprio orientamento sessuale mentre un 37% delle ragazze che appartengono a una minoranza etnica, ha affermato di subire commenti razzisti.

Sui social network, ci si aspetta che le ragazze si comportino in un certo modo: che non esprimano la loro opinione, che usino un linguaggio neutro, che pubblichino solo determinate foto e contenuti, che rispettino gli stereotipi e le norme di genere…in definitiva, che smettano di essere loro stesse. La violenza online non è solo un problema fine a se stesso ma costituisce anche una barriera alla leadership e alla partecipazione delle ragazze in tutti gli ambiti della società. Se le ragazze si autocensurano o abbandonano i social network, perdono il loro spazio e la loro voce nel mondo digitale che, oggi giorno, occupa nelle nostre vite un ruolo sempre più rilevante.

“Le reti facilitano l’anonimato. Se qualcuno ti molesta o ti attacca attraverso le reti, molte volte non sai nemmeno chi denunciare”, racconta una ragazza spagnola che ha partecipato nello studio.

La paura, l’angoscia e lo stress generati dalle situazioni di violenza online non solo sono allarmanti ma hanno anche un impatto negativo in molti aspetti della vita delle ragazze. Il 42% delle intervistate ha ammesso di avere una bassa autostima o di aver perso la fiducia in sè stessa a causa di una o più esperienze di molestie sui social media; una su quattro afferma di sentirsi minacciata fisicamente, mentre altre hanno dichiarato di avere problemi a relazionarsi a scuola, con gli amici e la famiglia, o addirittura per mantenere un lavoro.

La sicurezza online è un diritto umano ed un indicatore dell’uguaglianza di genere. Dobbiamo fare tutto il possibile affinchè i social network ed Internet si convertano in uno spazio sicuro e pieno di opportunità per le ragazze. Uno spazio di dialogo, dove si incoraggia la partecipazione e la leadership, in maniera assolutamente egualitaria e democratica. Affrontare il problema delle molestie online è una priorità oggi più che mai dato che, da quando è scoppiata la pandemia del COVID-19, l’accesso a Internet e una presenza digitale sono fondamentali per informarci, studiare, interagire con famiglia e amici ed anche lavorare.

È arrivato il momento, per i governi di tutto il mondo, di applicare leggi specifiche per contrastare la violenza di genere online e garantire che le vittime possano accedere alla giustizia.

Le ragazze di tutto il mondo credono che i maggiori responsabili del cambiamento siano le stesse società dei social media le quali hanno il potere di porre fine a questo problema e rendere le reti sociali uno spazio sicuro. Le società che gestiscono Instagram, Facebook, Twitter, WhatsApp e Tik Tok devono allocare maggiori risorse e sviluppare meccanismi di denuncia più solidi ed efficaci per garantire ai loro utenti la libertà di esprimersi senza correre il rischio di essere minacciati o maltrattati.  

Le ragazze chiedono un cambiamento e sognano di vivere in un mondo con una maggiore uguaglianza. 25 anni dopo la Dichiarazione per i diritti delle donne, non possiamo permetterci di gettare al vento i progressi ottenuti e dobbiamo far di tutto per garantire la loro libertà d’espressione così come la loro protezione da ogni forma di violenza.

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