MENUMENU
La vita delle ragazze rifugiate a Beirut: violenza e isolamento

La vita delle ragazze rifugiate a Beirut: violenza e isolamento

  • Il rapporto “Adolescenti in situazione d’emergenza: Voci da Beirut”, elaborato da Plan International, parla delle barriere che incontrano le adolescenti rifugiate in Libano ed è il primo a raccogliere le esperienze di ragazze rifugiate in una città. 
  • Il rapporto si basa su discussioni di gruppo e interviste realizzate a 400 bambine e ragazze adolescenti di età compresa fra i 10 e i 19 anni provenienti da diversi paesi. Lo studio rivela che più della metà delle ragazze rifugiate sono vittime di molestie e violenze sessuali così come di abusi emotivi o verbali nei luoghi in cui vivono.
  • Il Libano ospita attualmente il maggior numero di rifugiati pro capite al mondo, che include un recente afflusso di 1,5 milioni di persone in fuga dalla guerra civile siriana, così come famiglie palestinesi che risiedono nel paese dal 1949.
  • Plan International realizza e gestisce programmi umanitari e di sviluppo in Medio Oriente e lavora con partner in Libano per sostenere le ragazze, le loro famiglie e comunità.

 Un nuovo studio realizzato da Plan International sulla situazione delle ragazze adolescenti che vivono nel campo rifugiati di Beirut rivela che oltre la metà delle bambine e ragazze sono vittime, con una frequenza allarmante, di violenza e molestie sessuali. 

Il rapporto – “Adolescenti in situazione d’emergenza: Voci da Beirut” – si basa su discussioni di gruppo e interviste realizzate a 400 ragazze di età compresa fra i 10 e i 19 anni e descrive in modo scioccante le molteplici minacce e abusi che le ragazze devono affrontare crescendo nella capitale del Libano.

Quasi il 70% delle ragazze intervistate ha riferito di sentirsi insicura quando si muove da sola per la città durante il giorno, mentre quasi il 90% ha rivelato di temere per la propria sicurezza durante la notte. Molte ragazze hanno parlato di essere state più volte molestate o inseguite da uomini e ragazzi, mentre altre hanno espresso la loro preoccupazione d’essere rapite o violentate.

Il rapporto fornisce una vivida testimonianza del profondo impatto che queste minacce hanno sulla loro vita quotidiana.

Abbiamo molta paura di uscire da sole. Ci sono sempre uomini ubriachi che ci inseguono e anche quelli che non sono ubriachi ci molestano“, ha dichiarato una ragazza siriana di 18 anni di Bourj Al Barajneh.

Una ragazzina libanese di 10 anni di Bourj Hammoud ha detto: “Ci sono rapimenti di bambini e bambine, quindi non mi piace [e non voglio] uscire sola da casa“.

Molte hanno anche riferito che alcune delle loro amiche sono state costrette a sposarsi – una pratica che sta diventando sempre più comune, secondo le stime di Plan International.

A volte i genitori obbligano le loro figlie a lasciare la scuola per sposarsi. Tutte le mie amiche sono state costrette a sposarsi e adesso hanno dei figli“, ha detto una ragazzina siriana di 13 anni di Bourj Al Barajneh.

Il rapporto è stato pubblicato oggi in  occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il  20 giugno di ogni anno e Plan International chiede alla comunità internazionale non solo di ascoltare ciò che le ragazze hanno da dire, ma anche di entrare in azione e fare il possibile per sostenerle.

Colin Lee, direttore del programma regionale di Plan International in Medio Oriente, ha dichiarato: “Raramente le opinioni delle ragazze adolescenti vengono ascoltate e durante le crisi umanitarie questa situazione si esacerba”.

“Con questo studio abbiamo cercato di affrontare questo problema chiedendo alle ragazze come sia la loro vita…le loro dichiarazioni sono per noi motivo di profonda preoccupazione. Il matrimonio infantile è in aumento perché i genitori sono preoccupati per la sicurezza delle loro figlie. Per la stessa ragione, poche ragazze sono in grado di andare a scuola e molte di loro hanno riferito di sentirsi disperate per l’isolamento e le restrizioni imposte, dai loro genitori, alla loro libertà di movimento”.

“Dobbiamo cambiare questa situazione. Nessuno dovrebbe vivere intrappolato nella paura così come le ragazze di Beirut. Ci sono molti modi in cui potremmo rendere la città più sicura per queste ragazze, e ora che siamo consapevoli della portata del problema, degli abusi e delle sofferenze che tutte loro stanno vivendo nella quotidianità, dobbiamo agire per assicurarci che tutto ciò non si ripeta”.

Nonostante l’impatto negativo di questa situazione sulle loro vite, il rapporto dimostra che molte ragazze rimangono ottimiste e ambiziose riguardo il loro futuro.

“Tutte dichiarano di volere ricevere un’istruzione”, ha detto Colin Lee. “Molte hanno espresso il desiderio di diventare avvocato, medico o ingegnere. Ma quello che sorprende è che le ragazze sono perfettamente consapevoli del beneficio che l’istruzione può avere, non solo sulla loro vita, ma anche sul benessere della comunità e della società nel suo insieme”.

“Lo studio mette in evidenza non solo la vulnerabilità estrema di queste ragazze ma anche il loro enorme potenziale. Il nostro dovere è non solo quello di realizzare programmi che le proteggano…dobbiamo fare di tutto affinché queste bambine e ragazze, le cui vite non sono state sconvolte dalla guerra, abbiano le stesse opportunità delle loro coetanee in altre parti del mondo”.

 
“Dobbiamo aiutare le ragazze a realizzare i loro sogni, dobbiamo garantire loro l’accesso all’istruzione, e dobbiamo fare il possibile affinché queste adolescenti possano vivere liberamente senza le attuali restrizioni alle quali sono sottoposte”.

Plan International chiede ai governi, alle Nazioni Unite e agli attori della società civile in Libano di affrontare le cause dell’insicurezza delle ragazze e ha formulato una serie di raccomandazioni, tra cui:

• Riconoscere le esigenze delle adolescenti e assicurarsi che le loro voci siano ascoltate e le loro richieste incluse nel processo decisionale, nella progettazione e nell’esecuzione di programmi umanitari.
• Affrontare le cause profonde della disuguaglianza di genere a livello familiare, comunitario e legislativo.
• Rimuovere gli ostacoli che impediscono alle ragazze delle comunità di rifugiati di frequentare la scuola.
• Garantire alle ragazze l’accesso a cure sanitarie, informazioni sulla salute e sui diritti sessuali e riproduttivi e che tutto ciò avvenga in spazi sicuri in cui le adolescenti possano incontrarsi, socializzare e sostenersi a vicenda con le loro coetanee.

Principali risultati dell’indagine: 

  • Le principali preoccupazioni delle ragazze, di ogni nazionalità ed in ogni fascia di età, sono la violenza di genere e le molestie sessuali.
  • Numerose ragazze hanno dichiarato di essere frequentemente vittime di molestie, di essere inseguite da uomini e ragazzi, ed alcune sono preoccupate riguardo l’eventualità di essere rapite o violentate.
  • Il 10% delle ragazze intervistate hanno dichiarato di essere sposate o fidanzate.
  • Circa il 69% delle ragazze hanno dichiarato di non sentirsi sicure a muoversi da sola in città durante il giorno, mentre l’87% si sente in pericolo o insicura durante la notte.                              Più della metà delle ragazze intervistate ha dichiarato di soffrire la solitudine e di sentirsi isolata.

La frequenza scolastica crolla non appena le ragazze compiono 14 anni – l’80% delle bambine di età compresa fra i 10 e i 14 anni va regolarmente a scuola, rispetto al 39% delle ragazze di età compresa fra i 15 e i 19 anni.








Sintesi del Rapporto

RAGAZZE IN CRISI

Per ulteriori informazioni:

Francesca Mondello, Consulente di Comunicazione, E-mail: comunicazione@plan-international.org,  Telefono: +39 039 6848701 

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