Il COVID-19 minaccia il futuro di milioni di adolescenti rifugiate esposte alla violenza, al lavoro minorile e allo sfruttamento

Il COVID-19 minaccia il futuro di milioni di adolescenti rifugiate esposte alla violenza, al lavoro minorile e allo sfruttamento

Una ricerca di Plan International, organizzazione umanitaria che lavora per difendere i diritti dei bambini e l’uguaglianza delle ragazze, rivela che la pandemia di COVID-19 sta avendo un effetto devastante sulle adolescenti rifugiate in tutto il mondo, ostacolando il loro accesso all’istruzione, ai servizi di salute sessuale e riproduttiva ed alle loro fonti di reddito esponendole pertanto a un rischio maggiore di subire diversi tipi di violenza.

Questa conclusione fa parte dello studio Close to contagion (Vicino al contagio), il quale mette in evidenza che i rischi e gli effetti negativi del coronavirus sono maggiori per le ragazze adolescenti rifugiate, essendo queste ultime uno dei gruppi più vulnerabili, dato che partono da una situazione di disuguaglianza la quale viene ulteriormente aggravata dalla pandemia.

“In un momento in cui il numero di rifugiati e sfollati interni raggiunge i 70,6 milioni, una cifra senza precedenti, la pandemia di COVID-19 contribuisce a sconvolgere completamente la vita delle adolescenti rifugiate le quali si trovano ad affrontare un futuro molto incerto e che, a causa delle misure di confinamento, sono molto più esposte di prima al matrimonio infantile, alla violenza, all’abuso e allo sfruttamento “, afferma Concha López, Direttore Generale di Plan International Italia.

La maggior parte dei campi profughi sono sovraffollati e le misure per prevenire la trasmissione del coronavirus, come l’allontanamento sociale e il frequente lavaggio delle mani, sono molto difficili da applicare. Inoltre, la mancanza di servizi di base come l’approvvigionamento d’acqua pulita e sapone, uniti alla fragilità estrema dei sistemi sanitari e al limitato accesso alle informazioni rendono quasi impossibile impedire la trasmissione del virus. Come se non bastasse, in molti paesi d’accoglienza, il ​​diritto dei rifugiati a ricevere protezione sociale e assistenza sanitaria è limitato o non esiste, aggravando ulteriormente la loro situazione di vulnerabilità estrema.

“Sono molto preoccupata per la pandemia di COVID-19 perché vivo in un luogo sovraffollato dove la maggior parte delle persone è molto povera. Se la pandemia arriva qui, considerata la velocità con cui si sta diffondendo in altri paesi, molte persone si infetteranno e perderemo il controllo della situazione“, afferma Rose, diciannovenne che vive nel campo profughi di Dzaleka in Malawi.

Attualmente, oltre otto milioni di ragazzi e ragazze rifugiati hanno smesso di frequentare la scuola. La chiusura delle scuole nei campi non solo rende difficile per le ragazze e gli adolescenti seguire le lezioni in modalità remota a causa della mancanza di internet, ma le ha anche allontanate da un ambiente che per loro è sicuro e nel quale sono protette da diverse forme di violenza come abusi, sfruttamento o lavoro minorile. Inoltre, non potendo accedere alle mense scolastiche non ricevono il cibo e i servizi nutrizionali di base e neppure i servizi di supporto psicologico.

Le restrizioni al movimento imposte nei campi per frenare la pandemia di COVID-19, generano un’ulteriore incertezza economica ed incidono direttamente sul sostentamento delle ragazze adolescenti le quali dipendono principalmente dal commercio o da lavori domestici effettuati nelle città vicine.

Almeno il 25% delle donne rifugiate sono capofamiglia e la loro fonte principale di cibo e reddito proviene dalla coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno. Gli effetti economici della pandemia potrebbero influenzare i mezzi di sussistenza di queste donne e si stima che abbiano effetti negativi di lungo periodo che andranno ben oltre la durata delle restrizioni al movimento.

L’isolamento, insieme alla tensione causata dalla situazione, all’insicurezza alimentare e all’incapacità di accedere all’istruzione, sta aumentando esponenzialmente i casi di violenza a discapito delle ragazze adolescenti rifugiate e ostacola il loro accesso ai servizi di protezione ed assistenza. La ricerca rivela che nel 25% delle case dei rifugiati siriani in Egitto, ragazze e giovani donne sono vittime di violenza e abusi di genere. Inoltre, nel campo di Cox’s Bazar, in Bangladesh, c’è stato un inusitato aumento dei casi di violenza intra familiare e di matrimonio infantile.

Nonostante le grandi difficoltà affrontate, le ragazze rifugiate dimostrano di possedere un grande spirito di adattamento e capacità imprenditoriali, esprimono il desiderio di aiutare la loro famiglia e comunità e sono ottimiste riguardo il futuro. Nei campi di rifugiati stanno mettendo in pratica le loro conoscenze e competenze, sia per rispondere alla crisi del COVID-19 sia per affrontare altre questioni come la mancanza di denaro, cibo e sicurezza.

In questo senso, Plan International raccomanda ai governi, alle autorità, alla comunità internazionale e alle altre organizzazioni coinvolte che:

  • Tutte le risposte alla crisi includano un’analisi di genere ed età per garantire alle adolescenti rifugiate l’accesso ai servizi di protezione, in particolare contro la violenza di genere, lo sfruttamento, l’abuso e l’abbandono;
  • Garantiscano l’accesso delle ragazze adolescenti rifugiate a un’istruzione e una formazione adeguata alle sfide specifiche che affrontano, come è il caso del sostegno alle adolescenti incinta;
  • Le autorità e le organizzazioni umanitarie promuovano la partecipazione e la leadership di ragazze, adolescenti e giovani nel disegno delle strategie e dei piani di risposta all’emergenza;
  • Facilitino il lavoro delle organizzazioni umanitarie affinché possano continuare ad erogare servizi essenziali ai rifugiati e agli sfollati interni;
  • Gli Stati e le organizzazioni accelerino l’impegno assunto dal World Refugee Forum di offrire maggiori aiuti in materia di salute, acqua e servizi igienico-sanitari, igiene, protezione sociale e mezzi di sussistenza.

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Per ulteriori informazioni:

Francesca Mondello, Consulente di Comunicazione, E-mail: comunicazione@plan-international.org,  Telefono:  +39 039 6848701

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