COVID-19: In Libano le ragazze lottano contro la fame e il rischio di violenza

COVID-19: In Libano le ragazze lottano contro la fame e il rischio di violenza

Plan International avverte che le ragazze nelle comunità povere del Libano sono state abbandonate e lottano per la ricerca di cibo e di beni di prima necessità come gli assorbenti igienici mentre la pandemia di COVID-19 si diffonde nel paese.

Uno studio effettuato dall’organizzazione mostra come la pandemia ha avuto un grave impatto sui rifugiati Libanesi e Siriani più vulnerabili. E sono proprio le ragazze e le donne che stanno sopportando il peso maggiore della crisi dato che molte di loro si trovano senza accesso a servizi di base o all’assistenza sanitaria.

Ad aprile, oltre 1100 ragazze e ragazzi adolescenti, assistenti e leader delle comunità hanno partecipato ad un sondaggio ed interviste realizzate in remoto. La valutazione ha coinvolto un mix di cittadini Libanesi e rifugiati Siriani al fine di ottenere prove concrete dei rischi che ciascun gruppo sta correndo.

Colin Lee, Direttore di Plan International per il Medio Oriente ha dichiarato: “Mentre i risultati sono scioccanti per la popolazione, il nostro studio conferma in maniera chiara che le ragazze rifugiate siriane sono maggiormente colpite dalla pandemia di COVID-19.”

“Del 35% delle ragazze adolescenti che hanno affermato di non avere accesso ad assorbenti igienici, due-terzi erano rifugiate siriane. Non solo la disponibilità ma l’accessibilità economica è un altro problema con il quale sono alle prese il 66% delle ragazze adolescenti che confermano di non avere i mezzi finanziari per acquistare ciò di cui hanno bisogno durante il periodo mestruale. Più della metà di queste ragazze sono rifugiate siriane.”

Plan International ha lanciato una campagna per raccogliere 100 milioni di euro con l’obiettivo di proteggere alcuni dei bambini più vulnerabili del mondo e le loro comunità dall’impatto del COVID-19. La risposta dell’organizzazione, che copre almeno 50 paesi, compreso il Libano, è focalizzata sull’assistenza ai bambini – in particolare bambine e ragazze, che sono colpite dalla crisi in maniera sproporzionata.

La pandemia di COVID-19 non sarebbe potuta emergere in un momento più difficile per il Libano attualmente alle prese con una delle peggiori crisi economiche degli ultimi anni. Con un tasso di disoccupazione del 40% e un debito nazionale di 85 miliardi di dollari, il Libano è in una posizione economica precaria. Il confinamento nazionale del paese, in vigore da metà di marzo, ha già alterato il flusso dei pochi mezzi di sussistenza familiare.

Lee ha dichiarato: “La pandemia sta aumentando l’impatto della grave crisi economica del Libano e colpisce i più deboli nella società. Ha reso la vita decisamente peggiore per le ragazze rifugiate libanesi e siriane più vulnerabili che stanno combattendo la fame, il rischio di violenza, condizioni igieniche insufficienti e mancanza di accesso ai servizi sanitari in ambito sessuale e riproduttivo.”

Il Libano ospita circa un milione di rifugiati Siriani e più di 180,000 Palestinesi. Con una popolazione di appena 4.5 milioni di persone, dal 2011 il Libano ospita il maggior numero di rifugiati pro capite in tutto il mondo e questo ha comportato un enorme onere economico per il paese mettendo a dura prova i limiti della coesione sociale.

“In Libano i rifugiati siriani vivono nelle comunità più svantaggiate. Il confinamento ha compromesso in maniera grave il loro sostentamento, reso difficile o impossibile l’accesso agli aiuti umanitari e, come conseguenza, espone a un grave rischio i bambini più vulnerabili, in particolare le ragazze adolescenti”, evidenza Lee.

Lo studio fa luce sulle sfide estreme per la sopravvivenza che affrontano i rifugiati Siriani durante la pandemia di COVID-19. Il 64% degli operatori sanitari intervistati ha dichiarato di non aver avuto cibo sufficiente nelle ultime due settimane. Tra questi, due terzi erano rifugiati siriani.

Il sondaggio rivela anche che non poter tornare a scuola, essere costretti a stare a casa e la preoccupazione per la mancanza di cibo sono risultati essere i tre principali fattori di stress tra le ragazze adolescenti nella comunità di rifugiati libanese e siriana.

Altri risultati dello studio evidenziano che:

  • Il 51% delle ragazze adolescenti intervistate riportano un aumento nel tempo trascorso a occuparsi delle faccende domestiche rispetto al 20% dei ragazzi adolescenti;
  • Il 37% degli adulti intervistati ritengono che la violenza domestica e la violenza sessuale da parte del partner sia il principale rischio affrontato da donne e ragazze;
  • L’83% delle donne hanno riferito di non avere accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva per paura del contagio da COVID-19.

Dal 2017 Plan International collabora con le organizzazioni locali, nazionali ed internazionali per rafforzare le capacità e rispondere alle esigenze di entrambi i cittadini libanesi e bambini rifugiati nel paese.

L’ufficio di Plan International nel paese ha sviluppato un solido piano di risposta al COVID-19 per far fronte alle esigenze più urgenti dei gruppi particolarmente vulnerabili – in modo particolare per i bambini e le ragazze adolescenti. L’organizzazione si concentrerà sulla protezione e l’educazione dei bambini, come pure sulla promozione di misure di igiene e campagne di sensibilizzazione sul COVID-19.

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Per ulteriori informazioni:

Francesca Mondello, Consulente di Comunicazione, E-mail: comunicazione@plan-international.org,  Telefono:  +39 039 6848701

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