10 anni di guerra in Siria: più di una ragazza su quattro è  costretta a sposarsi

10 anni di guerra in Siria: più di una ragazza su quattro è costretta a sposarsi

Plan International, organizzazione per i diritti dell’infanzia e l’uguaglianza delle ragazze, avverte che dieci anni dopo lo scoppio del conflitto in Siria, il 15 marzo 2011, il Paese è diventato uno dei luoghi più pericolosi al mondo per essere ragazza o giovane donna: oltre alla violenza del conflitto, sono proprio loro ad essere costantemente esposte alla violenza domestica, agli abusi, alle molestie sessuali e ai matrimoni precoci forzati.

Nell’ultimo decennio il numero di ragazze costrette a sposarsi prima di raggiungere i 18 anni si è moltiplicato in maniera significativa: prima del conflitto il 13% delle donne siriane si sposava essendo ancora minorenne, mentre allo stato attuale questa cifra è del 26% in alcune regioni del Paese. Nel caso delle rifugiate siriane che vivono in Libano e Giordania, questa percentuale è ancora più alta, attestandosi intorno al 29%.

Si stima inoltre che, a causa dell’impatto negativo della pandemia, anche le cifre relative al lavoro minorile aumenteranno considerevolmente dato che, in tempi di crisi, le famiglie ricorrono al lavoro minorile e al matrimonio infantile per alleviare i loro oneri economici. Come se non bastasse, in Libano e in Giordania si sta registrando un incremento delle famiglie monoparentali  composte da madri sole che vivono in povertà: il 39% delle famiglie siriane in Giordania sono guidate da una donna divorziata, separata, single o vedova e, il reddito di queste famiglie, può essere fino a un terzo inferiore rispetto a quello delle famiglie in cui il capofamiglia è un uomo.

“Il conflitto in Siria continua a segnare la vita di milioni di bambini, soprattutto bambine e adolescenti, a cui è stata portata via l’infanzia e i cui diritti continuano ad essere costantemente violati. Dall’inizio della guerra, milioni di bambini e adolescenti non hanno ricevuto alcun tipo di istruzione. Plan International richiede urgentemente alle autorità e alla comunità internazionale di proteggere i diritti dei minori che vivono in Siria e di quelli che vivono nei paesi vicini per garantire loro un futuro dignitoso garantendo l’istruzione così come l’accesso al mercato del lavoro e ai servizi basici“, afferma Concha López, Presidente di Plan International Italia.

Si stima che la chiusura prolungata delle scuole e l’impatto economico e sociale della pandemia abbiano gravi conseguenze sull’educazione, soprattutto per le bambine e le ragazze adolescenti, che rischiamo di non poter tornare mai più fra i banchi di scuola. Secondo dati delle Nazioni Unite, 2.5 milioni di ragazzi e ragazze in Siria di età compresa tra i 5 e i 17 anni non vanno a scuola e 1.6 milioni rischiano di abbandonare definitivamente gli studi.

I rifugiati siriani spesso non hanno documenti d’identità, essendo stati obbligati a separarsi dalla propria famiglia di origine, perché sono vittime della tratta di persone o perché vivono in una condizione di apolidia. Secondo un sondaggio condotto nel 2017, il 70% dei rifugiati siriani in Libano, Giordania e Iraq non hanno documenti di identità, mentre il 24% dei bambini rifugiati di età inferiore ai cinque anni non è mai stato registrato all’anagrafe.

Le leggi perpetuano la discriminazione

La Siria è uno dei luoghi peggiori al mondo in cui essere ragazza o donna e il paese occupa il 150° posto su 153 nel quadro di valutazione del Global Gender Gap Report 2020. Sia le ragazze e le donne che sono rimaste in Siria, come quelle fuggite nei paesi vicini sono costantemente esposte alla mancanza di protezione, povertà, violenza e all’assenza di opportunità di sopravvivenza.

Nei paesi del Medio Oriente le leggi offrono una scarsa protezione dei diritti delle ragazze e delle donne. Queste ultime vivono in un contesto estremamente precario nel quale garantire l’uguaglianza e la parità dei diritti davanti la legge è una sfida constante e dove la violenza di genere è la violazione più frequente: una donna su tre in Medio Oriente ne è stata vittima o corre il rischio di subire abusi fisici o sessuali nel corso della sua vita.

Inoltre, il matrimonio precoce continua ad essere una pratica ampiamente diffusa nella regione: nonostante in Egitto, Giordania, Sudan e Siria l’età legale per il matrimonio sia di 18 anni, esistono leggi complementari che consentono a ragazzi e ragazze di sposarsi se questa viene considerata l’opzione migliore. Per quanto riguarda il Libano non esiste un’età minima per contrarre matrimonio.

Sebbene in Medio Oriente le costituzioni nazionali stabiliscano l’uguaglianza tra uomini e donne, esistono scappatoie legali che impediscono a giovani donne e adolescenti di godere appieno dei loro diritti, come le leggi che esentano gli autori di violenza sessuale e “crimini d’onore” dalle conseguenze penali. Queste sono solo alcune delle conclusioni del rapporto La protezione delle ragazze e delle giovani donne in Medio Oriente e Nord Africa, preparato da Plan International, che analizza la situazione giuridica e politica dei diritti delle ragazze rispetto ai matrimoni precoci, la violenza di genere, la violenza sessuale e domestica, le mutilazioni genitali femminili, la salute e i diritti sessuali e riproduttivi e i diritti civili in Giordania, Siria, Libano, Sudan ed Egitto.

Raccomandazioni di Plan International

Plan International lavora dal 2016 con adolescenti e giovani donne siriane, sia in Libano che in Giordania, offrendo supporto psicosociale, programmi di salute sessuale e riproduttiva e assistenza per la prima infanzia.

A tal proposito l’organizzazione mette in evidenza l’importanza di aumentare il sostegno ai gruppi locali di ragazze e giovani donne in Siria, in modo che possano continuare a lavorare sui problemi specifici che le colpiscono.

Inoltre, rivendica una maggiore rappresentanza delle ragazze e delle donne siriane nei processi di costruzione della pace poiché, sebbene costituiscano più della metà della popolazione e svolgano un ruolo fondamentale nelle loro comunità, difficilmente sono partecipi del processo. Durante il quarto round dei colloqui di pace a Ginevra, le donne siriane rappresentavano solo il 15% dei partecipanti. Tuttavia, la ricerca esistente dimostra che la partecipazione delle donne ai negoziati di pace diminuisce del 64% la probabilità di fallire e aumenta del 35% la probabilità dei trattati di essere duraturi nel tempo.

Infine, Plan International ritiene essenziale che i vaccini anti-Covid siano distribuiti in modo equo in tutto il Paese e che ne venga garantito l’accesso alle popolazioni più vulnerabili, come adolescenti e giovani donne. Le ripercussioni secondarie di questa crisi sanitaria senza precedenti e l’impatto socio-economico della stessa in quanto a limitazioni sulla mobilità, recessione economica, perdita del lavoro e chiusura delle scuole ha colpito in maniera smisurata le ragazze le quali pagheranno il prezzo più alto di una pandemia così prolungata nel tempo.

Per ulteriori informazioni:

Francesca Mondello, Consulente di Comunicazione, E-mail: comunicazione@plan-international.org,  Telefono:  +39 039 6848701

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