Uragani Eta e Iota: sei mesi dopo la catastrofe

Uragani Eta e Iota: sei mesi dopo la catastrofe

“Alla fine dello scorso anno sono arrivati i temporali e ha iniziato a piovere molto forte. La nostra comunità ha iniziato ad allagarsi, molti di noi hanno perso tutto, compreso la casa, i raccolti e il cibo ma per fortuna siamo salvi” dice Edgar, 16 anni.

Gli uragani Eta e Iota hanno causato gravi inondazioni e danni estesi in Guatemala e in altri paesi dell’America centrale, colpendo 3,5 milioni di bambine a bambini. Nel bel mezzo della pandemia di COVID-19, le comunità che hanno perso tutto hanno dovuto affrontare la grande sfida di ricostruire le proprie vite e di adattarsi alla scia di distruzione creata dal passaggio delle tempeste tropicali.

“Quando nella comunità c’è stata la frana eravamo terrorizzati, ed io e la mia famiglia siamo dovuti scappare di casa, senza poter portar via nulla. Mentre scappavamo, le case intorno a noi crollavano. Abbiamo visto come la terra ha inghiottito la casa dei miei cugini. I miei zii sono morti e i miei cugini sono rimasti soli. Tutto questo mi rende molto triste”, racconta Haydely, 9 anni.

Plan International ha risposto immediatamente alla crisi, fornendo assistenza diretta ad alcuni dei comuni più colpiti dal passaggio di Eta e Iota. Sei mesi dopo la catastrofe, abbiamo sostenuto quasi 40.000 persone provenienti da 24 comuni e cinque dipartimenti del Guatemala.

Per aiutare la popolazione colpita, abbiamo stanziato trasferimenti di denaro per più di 6.500 famiglie. “Con il sostegno ricevuto, siamo riusciti a comprare mais, fagioli e verdure e siamo anche riusciti a comprare vestiti per i miei figli. Quando la comunità si è allagata abbiamo perso tutto e i miei figli indossavano i vestiti che i vicini ci avevano donato”, dice Alfredo, 43 anni.

Le famiglie potevano scegliere come spendere i soldi. La maggior parte li usava per comprare cibo, medicine, materiali da costruzione, semi e fertilizzanti o per pagare i debiti. Altri hanno preferito usarli per comprare vestiti, scarpe e materiali scolastici.

“Plan International è stato al nostro fianco in questo momento di dolore. Ci hanno anche sostenuto psicologicamente per aiutarci a superare, poco a poco, il trauma che gli uragani hanno causato. Sono molto grata per come hanno aiutato i nostri figli, attraverso i dialoghi e le attività ludiche. Vederli suonare e cantare allegramente rende felici anche noi”, dice Josefina, 42 anni.

L’assistenza psicosociale viene fornita in 14 spazi a misura di bambino allestiti nelle comunità più colpite. I centri vengono gestiti da squadre di psicologi che lavorano con bambine, bambini e adolescenti ed utilizzano varie metodologie ludiche e ricreative per aiutarli a guarire dal punto di vista emotivo.

Per gli adulti, abbiamo realizzato attività di formazione incentrate sulla cura, protezione, salute, nutrizione, stimolazione e l’emotività dei bambini, orientate a rafforzare i legami familiari e a proteggere i diritti dell’infanzia.

“Nei laboratori ho imparato moltissimo, anche a orientare meglio i miei figli. I più piccoli interagiscono con gli insegnanti di Plan e imparano che hanno dei diritti, che studiare è molto importante così come prendersi cura di se stessi. Anche mia figlia adolescente sta imparando molto sul suo corpo e sui suoi diritti”, dice Josefina.

In totale, 3.805 persone hanno beneficiato del supporto psicosociale fornito dall’organizzazione. Di esse, il 65% erano bambini e adolescenti e il 35% adulti. Negli ultimi sei mesi, nei 14 spazi a misura di bambino, sono stati forniti più di 20.000 servizi di assistenza psicosociale.

“Mi piace tanto andare alle attività di Plan, imparo molto e mi rendono felice. Anche mio padre partecipa a conferenze. Sta imparando come prendersi cura della nostra comunità e ora sa cosa fare nel caso in cui accada un altro un disastro. Ora, grazie a Plan International, sappiamo dove sono i pericoli nella nostra comunità e anche dove rifugiarci se succede di nuovo”, afferma Haydely.

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