Quarantena: quando la casa non è  un luogo sicuro

Quarantena: quando la casa non è un luogo sicuro

Già lo sappiamo: il mondo intero sta vivendo la pandemia del COVID-19. Il coronavirus è una sfida per la salute pubblica dell’intera popolazione globale. Sempre più nazioni stanno implementando misure di confinamento per prevenire la diffusione del virus. Gli impiegati – se possono – lavorano a distanza, i cinema ed i negozi sono chiusi. I bambini sono bloccati a casa, non vanno a scuola, e tutte le attività ricreative in club, palazzetti dello sport e palestre sono state cancellate. Resta a casa…Questa è la raccomandazione dei governi di centinaia di paesi.

La casa è il luogo in cui dovremmo sentirci al sicuro. Essere a casa significa, soprattutto, trovarci in un posto a noi caro. Casa dovrebbe essere la metafora di protezione tuttavia, per molti bambini e adolescenti, le mura domestiche possono essere uno spazio di violenza.

In Brasile, ogni ora tre ragazze di età inferiore ai 18 anni sono vittime di violenza sessuale. Ogni quattro ore succede a una ragazzina di 13 anni. Il dipartimento brasiliano della pubblica sicurezza stima che ci siano circa 500.000 casi di violenza sessuale all’anno ma solo il 10% degli stessi viene segnalato. Secondo quanto dimostrato da alcuni studi, la maggior parte delle vittime viene violentata da qualcuno che conosce e la violenza si verifica all’interno della casa, in famiglia. Le misure di confinamento messe in atto per limitare la diffusione del coronavirus, che isolano bambini ed adolescenti, possono avere ripercussioni significative che devono essere affrontate.

In questa circostanza così particolare, le ragazze e le giovani donne che restano a casa sono più sicure per quanto riguarda il virus ma indubbiamente devono affrontare tensioni familiari e un sovraccarico di lavoro domestico. Le ragazze vengono troppo spesso considerate adulte in miniatura, sperimentano fin dalla tenera età le norme sociali negative che richiedono loro di fare le pulizie, cucinare e prendersi cura dei bambini più piccoli.

Il confinamento a casa aumenta le tensioni che possono favorire il crollo di una dinamica familiare già indebolita e può comportare gravi rischi di violenza. Ci sono innumerevoli casi in cui bambini e adolescenti vengono salvati da situazioni di violenza domestica subito dopo essere stati individuati attraverso le interazioni con la scuola, visite mediche di routine, progetti e attività socio-educative promosse da organizzazioni civili e comunitarie. A volte gli adulti riconoscono che la dinamica in cui vivono è violenta. Altre volte, sono i bambini e gli adolescenti che, sentendosi al sicuro negli spazi e nelle relazioni fuori casa, si rendono conto che il loro spazio familiare è violento. La quarantena manterrà i bambini lontani dagli spazi e dalle relazioni extra-familiari che sono essenziali per riconoscere e prevenire i ripetuti episodi di violenza domestica.

Sebbene le misure di confinamento siano necessarie per ridurre la diffusione del virus, dovrebbero essere implementate in modo da garantire la protezione di bambini ed adolescenti. Inoltre, dovrebbero essere messe in atto misure affinchè gli insegnanti possano rimanere in contatto con gli alunni. Addizionalmente dovrebbero essere identificati i fattori di rischio e predisposte cure speciali, comprese le visite mediche, per tutti coloro che sono particolarmente vulnerabili, come i più poveri o i disabili. In Brasile lo stato garantisce il diritto a una vita libera dalla violenza.

Insieme dobbiamo adempiere al ruolo previsto dall’articolo 227 della Costituzione federale del Brasile: “È nostro dovere garantire ai bambini e agli adolescenti, con priorità assoluta, il diritto alla vita, alla salute, alla protezione da ogni forma di abbandono, discriminazione, sfruttamento, violenza, crudeltà e oppressione.”

Articolo scritto da Viviana Santiago, Responsabile di Advocacy e Genere di Plan International in Brasile.

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