In Venezuela, bambini e bambine iniziano l’anno scolastico in oltre 900 scuole danneggiate e senza poter tornare a casa

In Venezuela, bambini e bambine iniziano l’anno scolastico in oltre 900 scuole danneggiate e senza poter tornare a casa

  • A tre mesi dai devastanti terremoti del 24 giugno, oltre 11.000 abitazioni sono ancora classificate dalle autorità come ad alto rischio e migliaia di famiglie trascorrono la notte all’aperto, accanto agli edifici danneggiati.
  • La previsione di un “super El Niño” tra settembre e dicembre aumenta il rischio di piogge improvvise sulle strutture già compromesse.
  • Plan International continua a garantire spazi temporanei per l’apprendimento e sostegno psicosociale a bambini, bambine e alle loro famiglie.

Migliaia di bambini, bambine e adolescenti in Venezuela hanno ripreso l’anno scolastico a tre mesi dai terremoti che hanno colpito il nord del Paese. Molti di loro, però, sono tornati in scuole danneggiate e, alla fine delle lezioni, non possono ancora fare ritorno nelle proprie case.

Secondo il Ministero dell’Istruzione, i terremoti del 24 giugno hanno danneggiato oltre 900 istituti scolastici. Inoltre, in base all’ultimo rapporto sulla situazione pubblicato dall’OCHA, più di 11.000 abitazioni sono state classificate come ad alto rischio.

Numerose scuole erano state trasformate in centri di accoglienza temporanea per le famiglie sfollate. Le autorità hanno lavorato per trasferire le persone ospitate e permettere la ripresa delle lezioni in condizioni di sicurezza. Per molti bambini e bambine, tornare in classe ha rappresentato il primo segnale di normalità dopo tre mesi, ma anche uno dei momenti più difficili.

A La Guaira, il complesso residenziale in cui viveva Greymar, 12 anni, è stato danneggiato dal crollo parziale di una delle torri. Il suo edificio è stato dichiarato inagibile e, da allora, lei e la sua famiglia si spostano da una sistemazione temporanea all’altra, in attesa di sapere dove potranno vivere. Greymar è tornata a scuola, ma senza ritrovare quasi nessun volto conosciuto.

Molti dei miei amici sono morti. E non vedrò più la mia insegnante, perché ha lasciato La Guaira

racconta Greymar.

A tre mesi di distanza, l’emergenza non è terminata: si è trasformata. Bambine come Greymar continuano a viverne le conseguenze ogni giorno, tra notti trascorse nell’incertezza e un ritorno a scuola che non ha restituito loro tutto ciò che hanno perso. Insieme alle nostre organizzazioni partner, continuiamo ad accompagnare le famiglie in ogni fase, prestando particolare attenzione alle donne, alle bambine e alle adolescenti

afferma Pietro de Nicolai, responsabile della missione di Plan International in Venezuela.

La situazione vissuta dalla sua famiglia si ripete in migliaia di abitazioni. Secondo il bilancio diffuso il 24 agosto, le autorità hanno registrato 6.509 vittime e ispezionato 60.785 abitazioni. Il ritorno in classe, quindi, non ha coinciso con un ritorno alla normalità.

La pioggia, una nuova minaccia

A El Junquito, nella città di Caracas, Valeria, 28 anni, ha dato alla luce suo figlio Edrick in strada il 24 giugno, dopo essere stata evacuata dalla sala parto. A tre mesi di distanza, lei, il marito e i loro due figli vivono ancora all’aperto, accanto al proprio edificio, mentre proseguono le valutazioni dell’area.

Ogni giorno affrontiamo preoccupazione, paura e angoscia. Oltre ai danni dell’edificio in cui vivevamo, ora dobbiamo fare i conti anche con la pioggia. Quando avvertiamo delle scosse, ci mettiamo subito in allerta. Ogni giorno c’è un nuovo problema da affrontare

racconta Valeria.

L’Istituto nazionale di meteorologia e idrologia del Venezuela (INAMEH) ha inoltre confermato lo sviluppo del fenomeno climatico definito super El Niño, che dovrebbe intensificarsi tra settembre e dicembre. Sebbene il volume complessivo delle precipitazioni tenda a diminuire, il passaggio sul Paese di decine di onde tropicali potrebbe provocare piogge improvvise e localizzate, colpendo le comunità più vulnerabili.

Aule temporanee e sostegno psicosociale

Plan International e le sue organizzazioni partner continuano a garantire spazi temporanei per l’apprendimento e luoghi sicuri per l’infanzia nelle zone in cui le scuole sono state danneggiate. Qui bambini, bambine e caregiver possono ricevere sostegno psicosociale, con l’obiettivo di evitare che l’emergenza costringa l’infanzia ad abbandonare l’istruzione.

Ad oggi, l’organizzazione umanitaria ha raggiunto più di 10.157 persone attraverso interventi che comprendono l’accesso a spazi sicuri, la distribuzione di kit per l’igiene e la salute e il sostegno psicosociale alle famiglie colpite.

Una delle principali sfide che stiamo affrontando è disporre delle risorse e delle capacità necessarie per raggiungere tutte le persone ospitate nei centri di accoglienza temporanea e sostenere le fasi successive della risposta, compreso il rientro sicuro nelle scuole. Il Venezuela ha bisogno del sostegno di tutti: l’istruzione salva vite.

dichiara Ignacio Lombo, esperto di Educazione nelle emergenze di Plan International.

È quando un’emergenza smette di fare notizia che il senso di abbandono si fa più forte. E sono le bambine a pagarne per prime le conseguenze, perché sono spesso le prime a lasciare la scuola e le più esposte alla violenza. Il fatto che Greymar sia riuscita a tornare in classe è un risultato importante, ma non rappresenta la fine del percorso.

afferma Virginia Saiz, direttrice generale di Plan International Spagna.

Nei prossimi mesi, Plan International e le sue organizzazioni partner concentreranno il proprio lavoro sul sostegno alla ripresa delle famiglie, sul ritorno di bambini e bambine in ambienti di apprendimento sicuri e sull’accesso ai servizi sanitari e di protezione, in vista di mesi caratterizzati da condizioni meteorologiche incerte.

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