A quasi due settimane dai due forti terremoti che hanno colpito il Venezuela il 24 giugno, l’emergenza umanitaria resta grave. Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili delle Nazioni Unite, il bilancio ufficiale è salito a 3.535 persone decedute, 16.740 ferite e 6.462 persone salvate dall’inizio dell’emergenza. UNICEF stima inoltre che 1,8 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria, tra cui circa 680.000 bambine e bambini.
I terremoti, di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno causato gravi danni nel nord del Paese, colpendo in particolare Caracas, La Guaira e altri stati. Migliaia di famiglie hanno perso la casa o non possono rientrarvi in sicurezza. Secondo i dati più recenti, 17.854 persone sono rimaste senza abitazione. Per quanto riguarda le persone disperse e le strutture danneggiate, manteniamo i dati del 30 giugno quando risultano più completi o superiori rispetto agli aggiornamenti successivi: oltre 50.000 persone risultano disperse e oltre 2.500 strutture sono state danneggiate.
In questo contesto, Plan International richiama l’attenzione sulla necessità di mettere al centro della risposta umanitaria la protezione di bambine, bambini e adolescenti, con particolare attenzione alle ragazze. Nei rifugi temporanei e negli spazi collettivi, molte famiglie vivono in condizioni di sovraffollamento, con poca privacy e senza servizi separati adeguati. Questa situazione aumenta il rischio di violenza, abuso e sfruttamento, soprattutto per bambine e adolescenti.
Geraldine Gómez, consulente di Plan International in Venezuela, ha raccontato che in molti rifugi uomini, donne, bambine e bambini condividono gli stessi spazi, senza aree realmente separate e senza servizi igienici distinti.
Nei rifugi, uomini, donne, bambine e bambini vivono spesso tutti insieme. La mancanza di spazi separati e di servizi igienici adeguati aumenta i rischi per la sicurezza, in particolare per bambine e adolescenti.
Plan International segnala che queste condizioni rendono ancora più urgente rafforzare le misure di protezione. In situazioni di emergenza, infatti, i minori perdono spesso gli spazi che normalmente li proteggono: la casa, la scuola, la routine quotidiana e i punti di riferimento familiari. Senza ambienti sicuri, bambine, bambini e adolescenti rischiano di essere esposti non solo ai pericoli materiali del disastro, ma anche al peso emotivo e alla vulnerabilità degli adulti.
Per questo, Plan International sottolinea che la protezione dell’infanzia deve essere una priorità fin dal primo momento della risposta umanitaria. Le azioni più urgenti includono la creazione di spazi sicuri e differenziati, il supporto psicosociale, la prevenzione della violenza di genere, il ricongiungimento familiare e la continuità educativa per bambine, bambini e adolescenti colpiti dall’emergenza.
Carmen Elena Alemán, direttrice regionale di Plan International per le Americhe, ha ricordato che nelle emergenze la protezione dei minori non può essere rimandata.
In un’emergenza, bambine e bambini perdono gli spazi che li facevano sentire protetti. Se la loro sicurezza non viene garantita subito, le conseguenze possono durare nel breve e nel lungo periodo.
Plan International sta rispondendo all’emergenza insieme ai partner locali, distribuendo kit igienici e beni essenziali per la casa, offrendo supporto psicosociale e creando spazi sicuri in scuole e comunità di due stati del Venezuela. L’organizzazione sta inoltre preparando attività di educazione in emergenza e interventi di assistenza sanitaria primaria per sostenere le famiglie colpite.
La risposta di Plan International si concentra sui bisogni più urgenti e salvavita delle famiglie: riparo, cibo, acqua sicura, igiene, protezione dell’infanzia, salute mentale e continuità educativa. In una crisi di questa portata, ogni intervento tempestivo può fare la differenza per proteggere bambine, bambini e adolescenti e aiutare le comunità a iniziare un percorso di recupero.
Fonte dati: Nazioni Unite / OCHA, aggiornamento al 7 luglio 2026; UNICEF, aggiornamento sull’emergenza terremoti in Venezuela.
