Coltivare il futuro negli insediamenti urbani di Kampala

Coltivare il futuro negli insediamenti urbani di Kampala

Negli insediamenti informali di Kampala, gli effetti del cambiamento climatico fanno ormai parte della quotidianità.

Le inondazioni improvvise sono un fenomeno ricorrente e distruttivo, che spesso si verifica più volte nel corso della stessa stagione delle piogge. Le conseguenze si riflettono anche sul mercato del lavoro, rendendo sempre più difficile trovare un’occupazione stabile, soprattutto per i giovani che cercano di costruire il proprio futuro.

Come molti altri ragazzi della sua comunità, Samuel ha vissuto a lungo nell’incertezza, passando da un lavoro temporaneo all’altro senza alcuna stabilità. La sua vita è cambiata quando, insieme ad altri giovani, ha dato vita all’Echo Youth Development Group, un gruppo nato dal desiderio comune di migliorare le proprie condizioni di vita e contribuire al benessere della comunità.

Prima di questo progetto, la maggior parte di noi viveva tra disoccupazione e incertezza

racconta Samuel.

Grazie alle nuove competenze acquisite, al supporto ricevuto e alla formazione in agricoltura, oggi possiamo coltivare il nostro cibo, generare un reddito e persino formare altri giovani.

Oggi il gruppo gestisce un’iniziativa di agricoltura urbana, coltivando ortaggi in un’area densamente popolata dove, per molto tempo, l’accesso a cibo fresco e a prezzi accessibili è stato limitato.

Quello che era nato come un piccolo progetto si è trasformato in una fonte stabile di reddito, non solo per i suoi membri ma anche per le persone che oggi vengono coinvolte e formate. Filari di ortaggi, terreno fertilizzato con compost e nuove competenze raccontano una storia di crescita e di opportunità.

Anche Brenda, che vive in un altro quartiere della città, ha sperimentato un percorso simile. Essere una giovane donna significava affrontare ulteriori ostacoli: poche opportunità, dipendenza economica e pochi spazi in cui poter dare forma alle proprie aspirazioni.

Per me le opportunità erano davvero limitate. Grazie al progetto ho acquisito competenze nell’agricoltura urbana, nella gestione di un’attività e nella tenuta della contabilità. Tutto questo ha cambiato profondamente la fiducia che ho in me stessa e il mio futuro.

Oggi Brenda non si definisce soltanto un’agronoma, ma una donna che ha acquisito maggiore autonomia sulla propria vita. Grazie al reddito generato dal suo lavoro riesce a sostenere la propria famiglia e a partecipare a decisioni che, fino a poco tempo fa, sembravano irraggiungibili. Per lei il cambiamento non è stato soltanto economico, ma profondamente personale.

Samuel e Brenda fanno parte di un numero sempre crescente di giovani che, negli insediamenti informali di Kampala, stanno trovando nuovi modi per rispondere alle sfide del proprio territorio.

Le loro attività sono diverse: alcuni si dedicano all’agricoltura urbana, altri al riciclo o alla raccolta dei rifiuti. Tutti, però, condividono la stessa determinazione nel trasformare i problemi della propria comunità in soluzioni concrete.

In quartieri dove una gestione inefficace dei rifiuti ha contribuito per anni ad aumentare il rischio di alluvioni e problemi sanitari, gruppi di giovani stanno recuperando e riutilizzando materiali di scarto. In altre aree, piccoli progetti trasformano i rifiuti organici in combustibile o fertilizzante.

Non si tratta di interventi su larga scala, ma di iniziative costruite a partire dai bisogni reali delle comunità e guidate da chi quei problemi li vive ogni giorno.

Ciò che colpisce è il modo in cui queste attività stanno trasformando anche le prospettive lavorative dei partecipanti. Molti giovani, prima disoccupati o con lavori saltuari, stanno creando piccole imprese capaci di generare reddito e, allo stesso tempo, migliorare l’ambiente in cui vivono.

È un lavoro concreto, spesso impegnativo dal punto di vista fisico, ma che offre qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava difficile da raggiungere: la stabilità.

Allo stesso tempo cresce anche un forte senso di collaborazione. Condividendo esperienze e competenze, i partecipanti migliorano i propri progetti e sostengono il percorso degli altri. Alcuni, come Samuel, hanno iniziato a formare nuovi giovani, ampliando così l’impatto delle iniziative ben oltre il gruppo originario.

Per Brenda, il cambiamento si misura non solo nelle entrate economiche, ma anche nella fiducia acquisita. Oggi riesce a parlare davanti ad altre persone per raccontare ciò che ha imparato, qualcosa che in passato non avrebbe mai immaginato possibile.

Per Samuel, invece, il cambiamento significa poter guardare al futuro con maggiore serenità, sapendo che il proprio lavoro contribuisce sia al benessere della comunità sia alla realizzazione delle proprie aspirazioni.

Il progetto

Lo Youth Climate Action Accelerator (YCAA), lanciato da Plan International nel gennaio 2024, sostiene 32 organizzazioni giovanili attive nelle divisioni di Kawempe, Nakawa e Central, nella città di Kampala.

Attraverso un approccio partecipativo, i gruppi di giovani sviluppano le proprie idee grazie a workshop condotti da esperti su temi come la pianificazione economica, la gestione di un’attività e la progettazione sostenibile. Successivamente ricevono microfinanziamenti compresi tra 1.000 e 5.000 dollari per realizzare progetti della durata di 6-9 mesi.

Le iniziative si concentrano su soluzioni concrete, come l’agricoltura urbana, la gestione dei rifiuti e il riciclo, accompagnate da un percorso continuo di formazione per rafforzare le competenze organizzative e la gestione finanziaria dei gruppi coinvolti.

Rivolgendosi agli insediamenti informali maggiormente esposti ai rischi climatici, il progetto unisce la tutela dell’ambiente alla creazione di opportunità di reddito e allo sviluppo di competenze per i giovani.

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