Bambine siriane imparano l'egiziano in una scuola ad Alessandria con il supporto di Plan International.
Bambine siriane imparano l'egiziano in una scuola ad Alessandria con il supporto di Plan International. © Plan International
11/09/2015

Una luce in fondo al tunnel

Trovare rifugio in Egitto era per me e per la mia futura bambina come vedere la luce in fondo a un lungo, buio tunnel” – racconta Sabiya, profuga siriana di Damasco che, insieme alla sua famiglia e incinta di 3 mesi, decise di scappare dalla propria terra nell’estate del 2013. “Due settimane prima di fuggire la nostra casa fu colpita da un attacco aereo, mi riparai sotto il letto, sentii una grande esplosione, il locale si riempì di fumo e di uno strano odore. Non ero ferita, ma stavo male per il fumo”.

In Egitto dopo sei mesi Sabiya diede alla luce una bambina con una malformazione alla mano, probabilmente a causa del trauma subìto durante i bombardamenti. La piccola è stata chiamata Amal che in arabo vuol dire “speranza”, mai un nome poteva essere più propizio in quanto alcuni dottori egiziani dopo aver riscontrato l’handicap sono intervenuti grazie al supporto di Plan International e presto la bambina potrà giocare con il fratellino Shabaan.

Purtroppo Amal è una dei tanti bambini che nascono con disabilità a causa dei traumi subìti dalle madri durante i bombardamenti.

Amal e il fratellino frequentano un centro per l’infanzia di Plan International insieme ad altri bambini siriani ed egiziani, in modo da poter integrare le due comunità. Attualmente in Egitto si stimano 300.000 profughi siriani: solo ad Il Cairo se ne registrano 81.343, ad Alessandria 24.471 e a Damietta 10.752; Plan International Egitto sta lavorando in tutte queste tre città per aiutare i rifugiati; per l’organizzazione umanitaria il principale focus nella risposta è l’istruzione dei bambini e il fornire sostegno alle necessità legate alla loro sfera emotiva. Inoltre Plan International supporta tramite partner i profughi in Siria, Libano e Iraq.

Le difficili condizioni di vita e la diminuzione del sostegno umanitario internazionale stanno costringendo i siriani a cercare migliori opportunità di vita altrove, soprattutto in Europa; secondo le Nazioni Unite un quarto di coloro che stanno cercando rifugio in Europa sono bambini, oltre 100.000 bambini hanno chiesto asilo in Europa negli ultimi sei mesi, più di 300.000 persone hanno rischiato la vita attraversando il Mediterraneo e almeno 2.600 bambini sono morti.

"Siamo preoccupati per il futuro di tutti i bambini della Siria, ma in particolare per le bambine” – dichiara Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan International Italia – “le quali sono spesso più a rischio di maltrattamenti, matrimoni forzati e prematuri e sono private del diritto all’istruzione proprio per la loro condizione di rifugiate". Per cui Plan International Italia ha lanciato un appello per la raccolta di fondi che andranno direttamente, immediamente e al 100% alla sede in Egitto per il progettoI have a dream” che ha l’obiettivo di creare opportunità di sostentamento e di scoraggiare, al contempo, l’immigrazione clandestina attraverso il Mediterraneo.

Si rivolge a 1.500 giovani rifugiati siriani (uomini e donne) tra i 18 e i 25 anni e a un gruppo misto di 62 giovani costituiti sia da profughi della Siria sia da egiziani in condizioni di povertà. Indirettamente beneficeranno dell’intervento circa 200 membri di gruppi di risparmio e credito, raggiungendo circa 800 bambini tra i 4 e i 18 anni.

Il progetto si realizza nei governatorati di Alessandria e Beheira, area che gioca un ruolo determinante nelle partenze verso l’Europa.


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