Il report “Unlock the Power of Girls Now” (“Libera il potere delle bambine adesso”) raccoglie le interviste di ragazze dalla Colombia all'Uganda alla Spagna.
Nella foto alcune ragazze dell’Uganda reiserite a scuola dopo un passato di ingiustizie, abusi sessuali e matrimoni prematuri; nel report queste e altre adolescenti raccontano la loro realtà. © Plan International/Quinn Neely
05/10/2017

Plan International presenta il nuovo report "Unlock the Power of Girls Now"

Nel mondo le ragazze vogliono avere pieno controllo sulle loro vite, ma la violenza e le forme di discriminazioni le tengono in condizioni di oppressione, togliendo loro ogni forza: questo è quanto emerge dal nuovo report di Plan International, organizzazione umanitaria che sostiene i diritti dei bambini e l’uguaglianza delle bambine.

Il report, intitolatoUnlock the Power of Girls Now” (“Libera il potere delle bambine adesso”) e diffuso oggi, raccoglie le interviste di giovani, in particolare ragazzine da una parte all’altra del mondo: dalla Colombia, all’Uganda alla Spagna; le loro voci rivelano che, sebbene provino con ogni sforzo a migliorare le loro vite, sono costantemente sconfitte dai pregiudizi, dalla violenza e da comportamenti misogeni.

“I genitori preferiscono i maschi. Dicono che una femmina è una sciagura. Se intraprendi un viaggio e la prima cosa che incontri è una bambina, ciò è visto come un segno di malasorte e devi tornare sui tuoi passi finché non incontri un bambino” racconta Mercy, 16 anni, dall’Uganda.

E questa è una delle sconvolgenti rivelazioni raccolte che sottolineano come pressoché “ogni singola esperienza – fatta da una ragazza a casa, a scuola, per strada, sui mezzi pubblici, sui social media –è lì per suggellare che è giudicata inferiore rispetto a un ragazzo” spiega Anne-Birgitte Albrectsen, CEO di Plan International.  

Il report si fonda su una ricerca decennale fatta dall’organizzazione umanitaria che mostra che alle ragazze viene spesso negata l’opportuna di essere ascoltate e prese in seria considerazione in qualunque contesto: a casa come a scuola e nella società. Le loro voci e le loro esperienze non contano e non hanno voce in capitolo quando si tratta di prendere decisioni importanti come abbandonare la scuola per sposarsi. Sono invisibili alla società.

Per una bambina la discriminazione inizia e si consolida nel proprio nucleo familiare: nel report le ragazze descrivono le loro case, le loro famiglie come un luogo dove le relazioni di potere di genere e le discrimazioni le colpiscono giorno dopo giorno.

Il loro quotidiano è dominato dalla violenza – fisica, psicologica, sessuale –  e questa si è così radicata nel tessuto sociale che è considerata per molti come una condizione normale che l’essere femminile deve accettare.

Povertà e violenza sono interconnesse con la disuguaglianza e non permettono alle bambine di sollevarsi. Da sole non possono cambiare le cose, ma, per raggiungere la parità di genere, occorre che le ragazze siano supportate dai leader e non confinate ai lavori domestici, devono diventare visibili. Vanno trasformarti i comportamenti e cambiate le regole della società e ciò sarà possibile se le donne saranno maggiormente presenti nella vita politica e sociale, attualmente in mani maschili.

Plan International chiede una revisione delle leggi e delle politiche per sradicare la discriminazione di genere.

“I governi, la società civile, i media, i leader, la scuola, la famiglia devono giocare il loro ruolo, i media stessi possono diventare uno dei principali alleati delle bambine” – sostiene Anne-Birgitte Albrectsen – “con la loro portata e la loro influenza possono essere attori principali nella lotta contro la disuguaglianza di genere, perché i giornali, la radio, la TV, i social media hanno il pieno potere di agire dall’interno e influenzare in positivo gli atteggiamenti e i comportamenti”.

Si avvicina la Giornata Internazionale della Bambina, 11 ottobre, Plan International sta organizzando nei vari sedi del mondo un takeover/presa di potere da parte delle bambine: dal Perù al Giappone centinaia di ragazze prenderanno il posto di Ministri, Presidenti, CEO di aziende in 60 Paesi sparsi nel mondo per renderle visibili in luoghi di potere e di influenza a cui raramente hanno accesso per sostenere le proprie idee. 


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