Una ragazzina del Burundi dopo un lungo viaggio è arrivata in un campo profughi in Tanzania.
Una ragazzina del Burundi dopo un lungo viaggio è arrivata in un campo profughi in Tanzania. © Plan International
24/11/2016

Nella giornata contro la violenza chi si ricorda delle bambine esuli?

“Ho vissuto per tre mesi nascosta in un cespuglio con in miei tre bambini per il timore che qualche soldato mi vedesse e abusasse di me e della mia bambina di 10 anni o ci uccidesse”.

Queste le parole di Mary-Joseph una giovane donna di 23 anni che vive in un campo nei pressi dell’aeroporto di Pibor, indossa una maglietta con la scritta “Love Southern Sudan” drammaticamente speranzosa in quanto il suo Paese sta lottando da anni una guerra fratricida.

Nella Giornata Mondiale nell’eliminazione della Violenza contro le Donne Plan International Italia vuole porre l’attenzione su chi ogni giorno già in condizioni normali rischia quotidianamente violenze (di tipo fisico, sessuale o psicologico): le bambine, le adolescenti e le giovani donne che vivono nei Paesi in via di Sviluppo e quando vivono nelle situazioni di emergenza – dovuta a una calamità o a un conflitto – sono ancora più a rischio violenza.

E di loro non si vuol sapere nulla, sono le vittime silenziose, invisibili del mondo. Ci sono bambine e ragazze, in minima parte, che riescono a salvarsi ed a essere introdotte nella ripresa della comunità. Ma le ragazzine che vengono abusate, che non hanno accesso alla contraccezione, che sono costrette a vendere il loro corpo per un po’ di cibo e acqua vanno incontro a disastrose conseguenze che si porteranno con sé per il resto della vita. 

VIOLENZA NEL VILLAGGIO

Durante una crisi umanitaria i minimi equilibri che reggono una comunità si spezzano e le diseguaglianze e le discriminazioni si amplificano: in un conflitto, se i bambini si danno a lavori pericolosi o vengono reclutati come bambini soldato, le bambine sono spesso vittime di abusi sessuali sotto la minaccia dei fucili e vengono violentate anche da coloro che dovrebbero proteggerle: soldati, familiari. Quando una ragazzina lascia il proprio cespuglio per cercare cibo o acqua o per espletare i propri bisogni mette ad alto rischio la propria incolumità.

“Molte bambine vanno al mercato per vendere il latte e i soldati li attirano a sé lusingandole con qualche soldo. E abusano di loro. Le bambine non ne parlano perché se ne vergognano” – spiega Mary-Joseph e tutto viene nascosto, nessuna cura medica per loro, un profondo trauma fisico e psicologico rimane dentro di loro.

Dopo la guerra in Liberia con studio nazionale del 2008 veniva alla luce che le principali vittime di stupro erano bambine e ragazzine tra i 10 e i 19 anni. 

Dopo lo tsunami del 2004 almeno 9 su 10 giovani donne indiane e 6 su 10 del Sri Lanka subirono violenza fisica nei due anni dalla calamità. 

I matrimoni prematuri – che sono una violenza dei diritti della bambine – aumentano durante le crisi in quanto in questo modo i genitori pensano di mettere al sicuro la figlia e al contempo la “barattano” con una capra o con altri generi di sopravvivenza: in pratica la bambina diventa una “merce”. Succede spesso quando le ragazze restano senza i genitori e vengono affidate a un parente il quale se ne libera dandola in sposa.

VIOLENZA NEL VIAGGIO

Spesso il capofamiglia si allontana in cerca di fortuna e la giovane madre e le bambine sono ancora più a rischio di violenze, di traffico umano se cercano di raggiungere il familiare intraprendendo un pericoloso viaggio. La situazione è ancora più rischiosa quando le ragazzine si ritrovano da sole, spostandosi come rifugiate non accompagnate.

VIOLENZA NEL CAMPO

Coloro che riescono a raggiungere un campo per rifugiati, non sono in realtà al sicuro; da una primaria ricerca emerge che le comunità di sviluppo umanitario danno cibo e acqua, ma sono carenti nel dare ciò di cui le bambine hanno bisogno, ovvero protezione.

In Tanzania nel campo di Knembwa il 26% delle bambine e delle donne del Burundi tra i 12 e i 49 anni – che avevano già subìto violenza etnica, tra cui lo stupro – sono state ulteriormente violentate come rifugiate. (*)

In un campo profughi della Liberia da uno studio è emerso che l’abuso sessuale sui bambini – in particolare sulle bambine sotto i 15 anni – era cosa molto comune e perpetrata dagli stessi ufficiali del campo, dagli impiegati governativi, dagli operatori di pace e dagli insegnanti. (*)

Inoltre spesso le ragazzine vengono attirate in una rete di prostituzione per pochi soldi.

GLI INTERVENTI DI PLAN INTERNATIONAL

Plan International” – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan International Italia – “lavora anche nei campi profughi nei Paesi in via di Sviluppo e interviene nelle situazioni di emergenza, seguendo con particolare attenzione le problematiche di coloro che sono i più svantaggiati tra tutti, ovvero le bambine e le ragazzine. Nei campi di accoglienza, dove ha accesso, crea spazi di protezione dove bambini e bambine possano giocare e imparare, fornisce servizi sulla salute riproduttiva e sessuale e attua una serie di interventi per dare sicurezza alle rifugiate.

Per esempio nel campo Mahama Refugee Camp in Rwanda Plan International ha fatto installare dei lampioni a energia solare in modo tale che le bambine e le donne profughe del Burundi non debbano più temere il buio quando hanno bisogno di andare in bagno. “Mi sento sicura ora”racconta Alyce di 20 anni “se qualcuno cerca di farmi male o violentarmi, ora lo posso vedere e denunciare”. 


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