Plan International sostiene attività di supporto psicosociale per i bambini e le famiglie siriane che si sono trasferiti in Egitto a causa della guerra civile
Plan International sostiene attività di supporto psicosociale per i bambini e le famiglie siriane che si sono trasferiti in Egitto a causa della guerra civile. © Plan International/Eman Helal
17/12/2015

Dove andiamo?

“We know where we're going… We know where we're from”: “Sappiamo dove andiamo… sappiamo da dove veniamo” cantava nel 1977 Bob Marley nella canzone Exodus, sono passati meno di 40 anni, ma è come se fossero passati centinaia di anni, almeno per gli oltre 60 milioni di persone sfollate che vagano nel mondo, cercando di fuggire dalla povertà, dalla miseria e dalle persecuzioni. La Giornata Internazionale dei Migranti che cade il 18 dicembre deve essere un’occasione di riflessione sul destino di coloro che non sanno dove andare. Tra il 2014 e il 2015 oltre 900 mila persone hanno camminato nel deserto, superato le frontiere e attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, spinti dalla speranza, dall’istinto di sopravvivenza e a volte guidati da un cellulare: il 51% viene dalla Siria. Solo nel 2015 più di 3.580 esuli sono stati dichiarati deceduti o dispersi nelle acque del Mar Mediterraneo. L’escalation di violenza che ha colpito la Siria ha causato il più grande esodo di persone a cui non si assisteva dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: 13,5 milioni di persone sono state colpite dal conflitto in Siria e almeno la metà sono bambini. In Egitto vivono oltre 300 mila profughi siriani in condizioni difficili con scarso accesso ai servizi sanitari di base; i bambini abbandonano la scuola a causa delle barriere culturali e linguistiche che incontrano, i genitori non riescono a guadagnarsi da vivere. Tutti questi fattori li costringono a rischiare la vita su barconi diretti verso il Mediterraneo. Plan International Egitto sta lavorando ad Alessandria, Il Cairo e Damietta per dare loro soccorso, fornendo istruzione e Plan International Italia ha lanciato un appello per la raccolta fondi che andranno al 100% al progettoI have a dream per dare opportunità lavorative alle famiglie siriane, integrandole nel contesto egiziano, riducendo così l’afflusso di migranti verso il Mediterraneo. Inoltre Plan International tramite partner dà assistenza agli esuli siriani in Libano e Iraq.

In viaggio con i migranti

Qui riportiamo storie dal mondo di profughi, a disposizione altri contenuti.

Amal è scappata dalla Siria con la madre e ora vive ad Amman, in Giordania, non si conosce la sua età, passa le sue giornata a disegnare e nei suoi disegni compaiono le cicatrici lasciate dalla guerra sulla sua giovane esistenza.

Santosh è scappato dal Nepal in India, ha perso i genitori e vive con una lontana parente, in Nepal non è mai stato registrato all’anagrafe, per cui per la legge “non esiste” e non ha diritto ad andare a scuola né può accedere ai servizi di base, come la sanità.

L’instabilità politica del Burundi ha costretto migliaia di persone a migrare nella vicina Tanzania, dove i bambini e le famiglie vivono in condizioni disperate nei campi profughi: il campo di Nduta a Kibondo è stato riaperto quest’anno per alleviare il sovraffolamento di quello di Nyarugusu.

Nel piccolo villaggio a Santa Barbara nell’Honduras dove abita Angela (a destra) e il figlio Leonel non c’è lavoro e ciò li ha spinti a tentare di raggiungere gli Stati Uniti tramite un’organizzazione di trafficanti di essere umani. In Messico la polizia li ha arrestati per ingresso illegale nel Paese, Leonel ancora minorenne è stato chiuso in un carcere minorile. Dopo questa drammatica esperienza Angela con Lionel ha fatto ritorno a casa, ritrovandosi con un mare di debiti e un marito malato che lei non sa più come aiutare.


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