Un gruppo di persone all'opera per ricostruire un ponte a Dolakha. Tra gli interventi di Plan International vi è il dare opportunità lavorative alle persone colpite dal terremoto.
Un gruppo di persone all'opera per ricostruire un ponte a Dolakha. Tra gli interventi di Plan International vi è il dare opportunità lavorative alle persone colpite dal terremoto. © Gurufoto / Plan International
23/10/2015

6 mesi dal terremoto in Nepal

Sono passati sei mesi dal terremoto che il 25 Aprile colpì il Nepal, causando la morte di 9.000 persone, con un impatto negativo su 8 milioni di individui. Secondo l’organizzazione umanitaria Plan International le esigenze dei bambini, in particolare quelle delle bambine, devono avere la precedenza nella fase di ricostruzione del Paese. “Il 44% della popolazione nepalese è rappresentata da bambini (sotto i 18 anni): sono il futuro della loro terra, tuttavia vanno incontro ogni giorno a sfide rese ancora più insostenibili dal terremoto: la mancanza di scuole sicure, la maggior necessità di protezione – contro i matrimoni prematuri, il lavoro minorile e lo sfruttamento – sono i principali temi su cui lavorare” sottolinea il Direttore Nazionale di Plan International Italia, Tiziana Fattori.

Il terromoto ad oggi Plan International Nepal ha aiutato 255.120 persone di cui 106.739 bambini, fornendo kit per ripari d’emergenza, cibo e acqua, servizi per l’igiene, centri temporanei per l’apprendimento e spazi ad hoc per far giocare in sicurezza i bambini. Tali attività sono state realizzate anche con il contributo dei donatori italiani, le cui donazioni sono state inviate al 100% a Plan International Nepal.

“Sebbene siano stati fatti molti progressi per andare incontro ai bisogni immediati delle popolazioni colpite, tuttavia c’è ancora molto da fare: le scuole vanno ricostruite, la persone hanno bisogno di provvedere al proprio sostentamento, le famiglie necessitano di case antisismiche e di mezzi anti freddo per l’imminente stagione invernale” continua Tiziana Fattori.

I bambini e i genitori che vivono nelle zone di montagna ad alta altitudine dovranno affrontare temperature gelide già dai primi di Novembre con picchi di -10°C per almeno sei mesi. Le famiglie che vivono nelle zone remote montane spesso sono tagliate fuori dagli aiuti umanitari.

Plan International sta fornendo materiali protettivi (vestiti, coperte, teloni, stufe a legna per cucinare e lampade solari) a 16.000 famiglie che vivono in zone d’alta quota ed equipaggerà i centri di apprendimento temporanei con materiali isolanti in modo che i bambini possano imparare in un ambiente scolastico confortevole durante la stagione invernale; i bambini sono i più vulnerabili durante i rigori invernali, rischiando di contrarre malattie. Inoltre molti bambini smettono di andare a scuola se non hanno modo di ripararsi dal freddo inverno.

La protezione dei bambini colpiti dal terremoto inizia dando sicurezza immediata e sostegno psicologico e continua affrontando le più compesse problematiche che minano la protezione infantile, come il lavoro minorile, gli abusi e i matrimoni prematuri” – spiega Tiziana Fattori –“uno dei percorso migliori per proteggere le bambine durante le calamità e rompere il ciclo di disuguaglianza di genere è di tenerle sui banchi di scuola. 35.000 classi sono andate distrutte con il terremoto e migliaia di bambini frequentano strutture scolastiche pericolanti”.  

Negli ultimi sei mesi Plan International ha costruito 282 centri temporanei per l’istruzione per 18.353 bambini dando loro la possibilità di istruirsi nonostante gli effetti del terremoto. L’organizzazione umanitaria convertirà gli attuali centri per l’apprendimento e le aree ad hoc per i bambini in classi momentanee, in attesa che il governo provveda alla costruzione di nuove scuole.

Inoltre Plan International costruirà “scuole sicure” che favoriranno il mantenimento delle bambine nelle classi. Una “scuola sicura” per l’organizzazione umanitaria non significa solamente sicura dal punto di vista strutturale, ma con insegnanti e bambini formati per rispondere ad eventuali altre emergenze. Plan International ha l’obiettivo di assicurare a 135.000 bambini l’accesso a un’istruzione di qualità e allo sviluppo della prima infanzia.

Per dare un aiuto che sia a medio-lungo termine Plan International Italia ha lanciato l’adozione a distanza di 20 bambine nepalesi che vivono nelle aree gravemente colpite dal terremoto: molte famiglie vivono ancora in campi di accoglienza e il matrimonio prematuro è visto come una “misura protettiva”: in questo modo si salva l’onore della famiglia e si ha la percezione che una bambina sposata sia meno a rischio di una non sposata. Muskan, Sobita, Kabita sono alcune delle bambine che rischiano di diventare spose bambine e che stanno aspettando un donatore per poter continuare il loro cammino scolastico.

Dati d'intervento di Plan International in breve:

In questi sei mesi Plan International Nepal ha sostenuto bambini e comunità nei seguenti modi:

  • 18.353 bambini stanno studiando in 282 centri temporanei per l’apprendimento.
  • 44.000 bambini hanno ricevuto supporto psicologico, istruzione non formale e skill di vita in 73 centri ad hoc per loro e tramite servizi esterni mobili.
  • 46.190 famiglie hanno ricevuto materiali di emergenza per rifugi.
  • 13.786 donne e bambini sono stati formati sulla salute materna e infantile.
  • 40.026 famiglie hanno ricevuto kit per l’igienizzazione dell’acqua.
  • 32.652 famiglie hanno beneficiato di confezioni alimentari per il sostentamento.
  • 5.608 persone hanno avuto opportunità lavorative contribuendo alla costruzione o alla ristrutturazione di 600 beni della comunità.

 

 


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