Alcune ragazzine fanno l'intervallo all'esterno di un centro temporaneo per l'apprendimento di Plan International
Alcune ragazzine fanno l'intervallo all'esterno di un centro temporaneo per l'apprendimento di Plan International. © Plan International
30/06/2015

2 mesi dal terremoto del Nepal: c’è ancora molto da fare

Sono già passati due mesi dal terremoto che ha devastato il Nepal il 25 aprile scorso e la piena entità dei danni si sta via via rivelando così come la necessità di dare aiuti a lungo termine per sostenere la ripresa della popolazione e la ricostruzione del Paese. Nelle zone maggiormente distrutte si stima che 3,2 milioni di bambini siano stati colpiti. Gli aiuti umanitari hanno già raggiunto centinaia di migliaia di persone, ma ancora 2,8 milioni (dato stimato) hanno bisogno di aiuti salva vita. La precarietà alimentare è a livelli molto gravi in alcune aree a seguito dell terremoto, specialmente nelle zone montagnose; circa l’80% delle famiglie nei distretti più colpiti segnalano che i ripari di emergenza non saranno adeguati alla stagione monsonica in arrivo.

Gli ingenti danni causati alle strutture sanitarie hanno ulteriormente minato la già traballante assistenza di base: le donne e i neonati sono particolarmente a rischio in quanto i centri per il parto e le attrezzature necessarie sono andati distrutti. Il terremoto ha danneggiato anche le reti idriche e i sistemi igienico-sanitari già fragili, aggravando ulteriormente il rischio di inquinamento delle acque e di malattie collegate alla scarsa igiene.

Sul lungo periodo il recupero della popolazione del Nepal, il suo benessere e quello dei figli dipenderà in gran parte dal rapido ripristino dei mezzi di sussistenza. Alcune delle zone più colpite erano proprio i quartieri più poveri, per cui famiglie che avevano molto poco o nulla ora si trovano ad affrontare sfide enormi per far crescere i bambini e molti di loro “ripiegheranno” su scelte molto difficili: allontanare le bambine da scuola, farle sposare prematuramente o farle diventare oggetto di traffico umano, in qualche bordello di Kathamandu: un futuro segnato dalla violenza, dagli abusi e dallo sfruttamento.

L’intervento di Plan International in Nepal

Plan International ha finora raggiunto 179.724 persone ovvero 42.191 famiglie nelle zone maggiormente colpite per un totale di 75.192 bambini di cui 37.027 sono bambine.

Negli 11 distretti d'intervento sono state distribuite 42.150 tende e 32.553 confezioni di cibo oltre ad altri beni non alimentari. 47 spazi per l’apprendimento sono operativi e servono 3.726 bambini a cui sono stati dati  materiali scolastici. Inoltre sono stati realizzati 49 spazi “child friendly” in cui 8.626 bambini ricevono protezione, rifugio e informazioni sulla salute. 

Secondo Plan International la tutela dei bambini – maschi e femmine – è prioritaria, occorre farli crescere in luoghi sicuri e dare loro istruzione per allontarli da situazioni quali i matrimoni prematuri, gli abusi e la tratta. Sebbene le scuole abbiano ripreso ufficialmente il 31 maggio, quasi un milione di bambini non hanno scuole dove tornare; garantire che tutti i bambini possano riprendere la loro formazione scolastica significa costruire circa 15.000 centri temporanei per l’apprendimento in sostituzione delle oltre 45.000 classi andate distrutte o seriamente danneggiate. La velocità d’azione in tali situazioni di emergenza è fondamentale se si considera che i bambini – in particolare le bambine – se si allontanano da scuola per un periodo prolungato hanno meno possibilità di ritornaci, cadendo nella rete dei matrimoni prematuri e del lavoro minorile.

Al contempo la ricostruzione delle scuole dovrebbe iniziare al più presto. Tuttavia, la velocità non deve andare a discapito della sicurezza: una su 4 persone uccise nel terremoto del 25 aprile erano bambini di età inferiore ai 10 anni. Se non ci fossero state le vacanze scolastiche molte altre migliaia di bambini avrebbero perso la vita. Per evitare in futuro una simile catastrofe, la costruzione delle scuole e la loro ristrutturazione devono essere conformi agli standard nazionali e internazionali antisismici. E infatti tutte le 260 scuole costruite nel 2014 secondo le tecnologie antisismiche hanno resistito al terremoto.

Per dare un aiuto che sia a medio-lungo termine Plan International Italia ha lanciato l’adozione a distanza di 20 bambine nepalesi che vivono nel distretto di Rautahat, fortemente colpito dal terremoto: molte famiglie vivono in campi di accoglienza e il matrimonio prematuro è visto come una “misura protettiva”: in questo modo si salva l’onore della famiglia e si ha la percezione che una bambina sposata sia meno a rischio di una non sposata.

Muskan, Sobita, Kabita sono alcune delle bambine che rischiano di diventare spose bambine e che stanno aspettando un donatore per poter continuare il loro cammino scolastico.


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