Sopravvissuta a uno stupro:   “Ora voglio fare l’avvocato per difendere   i diritti delle ragazze che hanno sofferto come me”.

Sopravvissuta a uno stupro: “Ora voglio fare l’avvocato per difendere i diritti delle ragazze che hanno sofferto come me”.

“Voglio diventare avvocato, in modo che nessuna ragazza debba trovarsi nella stessa situazione che ho dovuto affrontare io”. Non ho avuto la fortuna di avere qualcuno che mi difendesse: voglio cambiare le cose per le altre ragazze e fornire loro supporto in modo che non ci siano più violazioni dei diritti umani in Mali”, dice Fatoumata* la cui vita è stata sconvolta quando è stata violentata l’età di appena 13 anni.

Tre anni dopo, Fatoumata sta ancora lottando per affrontare quello che le è successo, ma ha cominciato a ricostruire la sua vita e ora non vede l’ora di tornare a scuola in ottobre, quando inizierà il nuovo trimestre. “È stato un viaggio lungo, lento e doloroso”, spiega. 

“Mia sorella era malata e mia madre era con lei in ospedale. Ero arrivata a casa, ed ero sola dopo la scuola. Ho appoggiato il mio zaino e sono andata a prendere dell’acqua per farmi una doccia. Mentre andavo in bagno, ho visto un uomo seduto in cortile. Mi ha seguita fino al bagno e mi ha aggredita. Mi ha picchiato così forte da farmi cadere, sbattendo la testa contro una roccia”. 

L’uomo ha violentato Fatoumata e poi è fuggito, non è mai stato catturato né perseguito per il crimine commesso. Fatoumata è rimasta in silenzio per settimane riguardo alla violenza subita, non volendo raccontare a nessuno cosa le fosse successo per paura di essere evitata, incolpata o non creduta. 

“Mi sono rifiutata di condividere il mio calvario con chiunque, poiché ero certa che tutti i miei amici mi avrebbero rifiutata se avessero saputo cosa mi era successo”, dice Fatoumata ricordando, turbata, il trauma subito. 

Poche settimane dopo, Fatoumata si rese conto che il suo ciclo era in ritardo, quindi ruppe il silenzio e si confidò con la sorella maggiore. Le sorelle acquistarono un test di gravidanza che confermò la sua peggiore paura: Fatoumata era incinta del suo stupratore. 

Quando si diffuse la voce sulla sua gravidanza, i timori di Fatoumata si rivelarono fondati. “Tutti i miei amici mi hanno rifiutato, al punto che, se ci incontriamo per strada, mi evitano. Non ho più amici. Tutto quello che faccio è stare in casa. Mi vergogno a guardare le persone, è davvero una situazione orribile”, ci racconta. 

A soli 16 anni, Fatoumata è madre di una figlia di due anni, Awa*. È assistita da Plan International che le ha fornito cibo, vestiti e giocattoli per sua figlia. L’organizzazione ha anche sostenuto il suo ritorno a scuola che, secondo quanto lei stessa dice, le ha dato un barlume di speranza per il futuro. 

“Plan International mi ha iscritto a scuola e ora sto seguendo lezioni di matematica, inglese e francese per aumentare il mio livello. L’anno prossimo riprenderò la scuola normale. Voglio diventare avvocato e poi studiare per essere un giudice. Voglio garantire processi equi nel rispetto della giustizia. Voglio anche aiutare mia madre e mia figlia ad avere un futuro migliore. Questi sono i miei desideri”, dice Fatoumata. 

Fatoumata è supportata dalla sua famiglia, che le è stata accanto durante tutto il suo calvario. Sua madre, che è lei stessa una sopravvissuta alla violenza di genere, capisce quanto sia difficile essere una ragazza, una donna in Mali poiché è stata abbandonata dal suo defunto marito con cinque figli a cui badare. 

Nonostante la pressione ricevuta dalla propria famiglia e dai vicini per abbandonare sua figlia, si è rifiutata di ascoltarli. “Così tante persone mi hanno detto che avrei dovuto cacciare mia figlia da casa. Mi sono rifiutata di farlo: non volevo aumentare la sua sofferenza lasciandola per strada. Ora ho una nipote, che adoro e della quale mi prendo cura. Bisogna sostenere i bambini, sono solo vittime”. 

Guardando Awa giocare felicemente, è ovvio che è una bambina molto amata che ha portato la luce alla famiglia durante un periodo buio. La sorella maggiore di Fatoumata è particolarmente affezionata alla sua nipotina: “È come se fosse mia, stiamo sempre insieme. La amo davvero, è una bambina così felice, sempre sorridente. Andiamo a letto insieme, lei viene sempre a sdraiarsi accanto a me per dormire, siamo davvero inseparabili”. 

*I nomi sono stati modificati per proteggere le identità delle persone coinvolte. 

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