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Brunella Pacia, Responsabile Comunicazione, Ufficio stampa e PR

Mahima ha trasformato le condizioni lavorative ed economiche delle operaie nella fabbrica in cui lavora. © Plan International
Mahima ha trasformato le condizioni lavorative ed economiche delle operaie nella fabbrica in cui lavora. © Plan International
21/09/2016

Mahima, "suffragetta" indiana per la parità sul posto di lavoro

Mahima ora è un modello di vita nel suo villaggio che si trova nel distretto di Ambedkar Nagar in India, ma fino a qualche tempo fa viveva in povertà senza poter sostenere la sua famiglia composta da 4 persone, contando solo sulle sue forze.

La sua giornata lavorativa iniziava all’alba nella fabbrica - dove lavorava come operaia - per concludersi a sera senza mai una pausa con il caldo e la stanchezza che la divoravano. Tutto questo per 75 Rs quando le andava bene, perché alcuni giorni non veniva neppure pagata. 

Un uomo che fa lo stesso lavoro per le stesse ore per la stessa fatica guadagna come minimo il doppio.

Non riusciva più a sopportare questa disparità di salario:

“A volte lavoravo anche di notte, ma nonostante questo non riuscivo neppure a preparare una modesta cena per mia figlia. Non c’era molto che potessi fare perché avevo bisogno di quel lavoro”.

Ma in realtà qualcosa Mahima poteva fare. Se ne rese conto quando iniziò a prendere parte a “Samanta", un progetto di Plan International India, implementato per affrontare la questione della disparità salariale e la discriminazione di genere sul posto di lavoro.

Partecipando agli incontri si rese conto che la sua realtà era comune a tante altre donne. Costituì un gruppo di operaie e chiese un colloquio al datore di lavoro che rifiutò perché considerava la cosa una perdita di tempo.

Ma Mahima non si scoraggiò, ne parlò con gli organizzatori del progetto che crearono un incontro con i funzionari del Dipartimento del Lavoro e dell’Occupazione. Un membro del Dipartimento incontrò il datore di lavoro insieme a Mahima e alle altre donne affrontando il tema della disparità economica. Dopo diverse riunioni il datore di lavoro acconsentì a pagare Mahima e le altre donne come gli uomini che lavorano nella fabbrica

Inoltre le ore di lavoro sono state ridotte e sono state introdotte delle pause.

“Da bambina mi hanno sempre detto di rimanere in silenzio in tutte le occasioni. Ma ora ho imparato a prendere una posizione per ciò in cui credo, perché è possibile fare la differenza. Questa è una cosa che condivido non solo con altre donne, ma che insegno a mia figlia ", racconta Mahima, soddisfatta.


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