Afroza con i suoi gemelli di 4 mesi.
Afroza con i suoi gemelli di 4 mesi. © Plan International/Bernice Wong

Afroza madre bambina a 16 anni e le nevrosi che nessuno cura

Afroza oggi ha 17 anni ma, quando ha subito la violenza di un matrimonio imposto e precoce, ne aveva 14 . Questo dato la rende una delle spose più giovani del Bangladesh. Ed è proprio a ridosso del suo diciassettesimo compleanno che ha partorito due gemelli. Stremata nel corpo e nella mente si è sfogata con il personale di Plan International che ci ha fatto avere le sue dichiarazioni. Pare che per Afroza, che ora non prova più speranza per se stessa, la priorità sia diventata quella di essere una sorta di bandiera vivente contro i matrimoni prematuri imposti. C’è qualcosa di profondamente drammatico nella consapevolezza di questa adolescente circa il fatto che la sua vita sia già terminata qui, resta un corpo che deve affaccendarsi per essere una moglie e madre adeguata e che, inevitabilmente, altro non è che un guscio vuoto.

Non mettete fine in maniera prematura alla vostra infanzia con un matrimonio e con la maternità. Sarebbe così bello, anzi quello che tutti dovrebbero augurarsi è che ogni persona, soprattutto ogni donna, possa essere autosufficiente. Se siete capaci di badare a voi stesse non vi toccherà patire quello che è toccato a me.” Non sapeva di aspettare due gemelli, dopo aver partorito il primo Afroza ha perso conoscenza per il dolore e, quando si è svegliata, è rimasta scioccata dalla vista del secondo bambino. “Qualcuno riesce a capire che a 16 anni mi sono ritrovata incinta di due gemelli? Il mio corpo è piccolo, ancora non ho idea di come io sia riuscita a sopravvivere.”

Ed è così che per Afroza sono arrivati anche una serie di nevrosi fra cui quelle legate all’alimentazione. E’ un dato ricorrente che ho notato nelle storie di queste piccole spose e che trova riscontro in tutta la letteratura medica e psichiatrica. Le donne abusate sentono spesso la necessità di riprendere il controllo del proprio corpo attraverso il cibo e la modalità di alimentarsi. Afroza non sempre riesce a finire ciò che ha nel piatto, si impone di farlo perché deve allattare, ma dice che la paura di vomitare le toglie l’appetito. Questo si riflette drammaticamente anche sulla sua maternità: “Mi sento una madre inadeguata, non sono in grado di provvedere ai miei bimbi. Faccio fatica ad allattarli entrambi” mentre si sfoga tiene fra le mani una foto alla quale è morbosamente legata, è un suo scatto del 2010 che mostra quanto fosse il corpo di una bambina quello che è stato chiamato a partorire e a fare la moglie.

“Se questa cosa non fosse successa io adesso sarei al college, avrei una vita libera. Invece devo pensare a cucinare, questa è la vita che mi è rimasta.”

Autore: Valeria Panzeri per Urban Post

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