Mohamed, Tasneem e i bambini Bakr, 12 anni e Beshr, 8, sono una famgilia di esuli siriani che da tre anni vive ad Alessandria d'Egitto.
Mohamed, Tasneem e i bambini Bakr, 12 anni e Beshr, 8, sono una famgilia di esuli siriani che da tre anni vive ad Alessandria d'Egitto.

La questione siriana oggi e le emergenze da affrontare

Siamo ormai entrati nel sesto anno di conflitto in Siria, da quell'ormai lontano marzo 2011 in cui tutto ebbe inizio, con le prime rivolte popolari contro il regime di Assad.

Una guerra civile che si è trasformata presto, nel giro di un anno, in una guerra globale vera e propria, con l'inserimento, su fronti opposti, di Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna, Turchia, Cina, Venezuela e Iran, e dal 2013 dell'autoproclamato Stato Islamico, l'ISIS, che dalla Siria ha iniziato il suo percorso del terrore.

Ad oggi, stando ai dati contenuti nel report del Syrian Centre for Policy Research, diffuso dal quotidiano britannico The Guardian a febbraio 2016, si calcolano complessivamente oltre 470.000 vittime, cifra ben superiore ai circa 250.000 morti stimati dall'ONU (270.000 secondo le Ong locali). Delle 470.000 vittime, 400.000 sono morte direttamente a causa degli scontri, mentre 70.000 a causa della mancanza di servizi sanitari adeguati, acqua potabile, servizi igienici e alloggi adeguati.

Il rapporto indica inoltre come l'11.5% della popolazione totale sia morta o rimasta ferita nel conflitto, con un'aspettativa di vita in Siria ridotta dai 70 anni nel 2010 ai 55 nel 2015. Una catastrofe umanitaria che ha portato quasi 8 milioni di profughi siriani, più di un terzo della popolazione globale, a fuggire dal conflitto ed emigrare in Turchia, Libano, Giordania, Egitto e paesi limitrofi.

In questi anni sono stati innumerevoli gli aiuti ai profughi siriani per l'emergenza in Siria, ma il conflitto non sembra dare tregua ad un paese ormai raso al suolo e ad un popolo segnato a vita dagli scontri e dalle violenze vissute in questi cinque lunghissimi anni.

La situazione siriana nel 2016

A scappare dalla guerra in Siria sono intere famiglie, genitori, figli, nonni, zii, di qualsiasi classe sociale, molte delle quali fuggite già ad inizio conflitto con la speranza di poter rientrare nel proprio paese e nelle proprie case poco tempo dopo.

Speranze infrante da una guerra civile che non sembra avere fine e che genera sempre più caos, politico e sociale, con la Siria che si ritrova oggi spaccata in più parti, ciascuna sotto il controllo di una diversa fazione. Tra queste vi è l'ISIS, che con i suoi 31.000 combattenti, ormai giunti al centro del paese, sta mettendo sempre più in difficoltà l'esercito di Assad, espandendo le proprie conquiste ed il proprio regime del terrore.

Una situazione politica difficilmente risolvibile: l'International Crisis Group, organizzazione indipendente non governativa, parla di "probabilità praticamente nulle di arrivare ad una soluzione politica", a causa delle posizioni intransigenti delle parti in conflitto che non hanno ad oggi alcuna intenzione di intavolare un'eventuale trattativa di pace.

La comunità internazionale risulta divisa, con i governi occidentali (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna) in appoggio ai ribelli e la Russia dalla parte del regime di Assad, mentre a Ginevra intanto sono ripresi i negoziati per la pace in Siria dopo la tregua stabilita lo scorso febbraio. Una tregua del tutto fittizia e più volte violata dalle parti, con l'esercito siriano fedele ad Assad che solamente  lo scorso 10 aprile ha causato l'ennesima strage ad Aleppo, facendo esplodere barili bomba contro i civili.

Il presente e futuro dei siriani è incerto oggi più di quanto non lo fosse ad inizio conflitto: la popolazione ha bisogno di protezione, ma anche e soprattutto dei beni primari, come acqua, cibo e cure mediche.

I bambini siriani devono poter proseguire gli studi e tornare a vivere la propria vita, crescendo in un ambiente sicuro. Perché la maggior parte di loro è cresciuta tra violenza e paura e vive oggi in terribili condizioni, sia che si trovi in Siria o al di fuori del suo paese, da migrante. Bambini che abbandonano la scuola e si ritrovano con un'arma in mano e bambine che sono sempre più vittime di abusi, lavoro minorile e matrimoni precoci, questo è il presente oscuro che coinvolge le nuove generazioni.

Agire subito è l'unica soluzione perché il tempo scorre, gli anni passano, e il conflitto difficilmente si arresterà nei prossimi anni.